sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Marcello Pesarini

Ristretti Orizzonti, 24 agosto 2026

Marco Bondavalli era uscito dal carcere di Montacuto, Ancona, il 30 dicembre 2025. Una piccola grande battaglia di resistenza che aveva visto lui con la sorella e la madre, e tutti noi di “Morire di carcere” ottenere un risultato ormai insperato. È uscito con la pressione a livelli abnormi, dumping dello stomaco, stepsi, il catetere cambiato ogni 12 ore dai dottori dell’ospedale di Torrette, perché era troppo scomodo per il carcere, il suo ospedale e le 4 residenze adatte alla sua patologia. Il 29 dicembre il magistrato di sorveglianza aveva deciso in suo favore. Al suo fianco c’era stata la parte sana del mondo politico, la senatrice Ilaria Cucchi, il Garante dei detenuti della Regione Marche, la sua avvocata, medici esterni come Vito Totire di Bologna che avevano lavorato gratuitamente per rappresentare la giustizia.

È uscito in un anno nel quale sono decedute 238 persone in carcere, di cui 79 per suicidio. Il confine fra morti per suicidio riconosciuto, malattie indotte dalla mala sanità e suicidi indotti o annunciati per mancanza di cure è sempre labile. Avevamo detto assieme al Garante campano Samuele Ciambriello, portavoce anche della conferenza nazionale dei garanti dei detenuti, che i numeri di fine novembre mettono in crisi il sistema penitenziario.

“In Italia sono detenute 63.868 persone a fronte di 45.000 posti reali disponibili. La Costituzione è ingabbiata nelle celle” L’aspetto di Marco è quello di molti detenuti, che o dimagriscono moltissimo, oppure sviluppano obesità senza energie, spesso assuefatti ai farmaci. Ma, in una istituzione totale, il 30 dicembre 2025 è stata solo una tappa. Quando si usa questo termine si intende che l’amministrazione penitenziaria è costruita come se dovesse essere sufficiente ai propri compiti da sola.

Invece Marco, che col suo nome può rappresentare molti detenuti, ha subito incontrato difficoltà al suo ritorno a Scandiano (RE). Per molte terapie doveva recarsi all’ospedale di Baggiovara (MO), per non incorrere nelle accuse di “simulatore” che si staccava il catetere da solo. In realtà anche nei mesi precedenti lo stesso catetere non rimaneva ancorato causa rottura del palloncino di ancoraggio, ed erano possibili episodi di urosepsi con complicanze affettive, in un soggetto diventato antibiotico resistente e spondilo discoartrosi con lombalgia artritica trattata con Fentanil. Marco è stato arrestato dopo una operazione ai reni dall’esito solo parzialmente favorevole, che aveva deciso di andare a sostenere all’Ospedale di Ravenna.

È seguito, dopo un soggiorno altrettanto sofferente al carcere di Piacenza, piantonato da una agente, un provvedimento dell’Ufficio di Sorveglianza di Reggio Emilia del 24.6.26 di nuova sospensione della detenzione domiciliare, ed infine è stato arrestato il 27 luglio mentre si nascondeva in un sottoscala di un palazzo di Modena.

“Nessuno tocchi Caino” è il nome di un’associazione fra le più attive in Italia, la cui presidente è Rita Bernardini, già deputata e membro di Antigone. Ma è anche una scelta che non deresponsabilizza i detenuti e i loro cari, bensì un invito alla riconsiderazione umana di chi, sballottato da un servizio come il SAI che non esiste su molti territori, è legato di nuovo al carcere di Modena dal quale si deve muovere fino a tre volte al giorno in direzione di quello di Baggiovara sempre per il catetere, di chi non è adatto alla permanenza in luogo di detenzione causa bypass gastrico, perdita di vista da un occhio, anemia, è costretto in sedia a rotelle, e dovrà attendere il 3 novembre 2026 per la udienza definitiva del Tribunale di Sorveglianza di Bologna.

Così si esprimono i collaboratori dello sportello di “Morire di carcere”, dell’Associazione Yairahia Onlus con Luna Casarotti, l’avvocata impegnata al momento, la deputata Stefania Ascari che presentò in marzo un’interrogazione sulla assurda convivenza del detenuto con le istituzioni che lo hanno visto rinchiuso: ha significato l’accanimento legislativo e burocratico nei confronti di chi si può essere mosso anche insensatamente come preda braccata, oppure ha più significato un permesso di muoversi nella propria Regione, l’Emilia Romagna, alla ricerca di luoghi di cura che stemperino i sentimenti e forse anche le malattie?