di Francesco Grignetti
La Stampa, 1 agosto 2022
L’ex ministro dell’Interno: “Non ci servono apprendisti stregoni, ma politiche di integrazione”. È stato ministro dell’Interno in una stagione di grandi sbarchi e perciò, per avere tentato di frenarli ad ogni costo, a sinistra lo considerano un belzebù. Oggi è presidente di una fondazione di Leonardo, la Med-Or, che studia il Mediterraneo sotto tutti i profili: energetico, sociale, politico, economico. Marco Minniti è allora l’uomo giusto per parlare del delitto di Civitanova, della violenza omicida di un italiano con disturbi mentali, della gente che filma e non interviene, insomma di chi siamo e di chi stiamo diventando. “La risposta in fondo è semplice: siamo un Paese dominato dalla paura e dall’indifferenza. E chi governa, deve combattere questi due sentimenti, non cavalcarli”.
Minniti, il tema è complesso. Partiamo dai fatti...
“Di questa vicenda forse non si è capito che sarà uno spartiacque della nostra storia. Voglio citare un libro di Javier Cercas, “Anatomia di un istante”, dedicato ai minuti cruciali del tentato golpe in Spagna del colonnello Tejero. Proviamo a fare anche noi l’anatomia dei quattro minuti di Civitanova. Ci sono diverse cose che colpiscono. La prima è che l’assassino non ha colpito per una reazione d’impulso, ingiustificabile in ogni caso, ma almeno spiegabile con l’attimo di follia. Questo Ferlazzo ci ha pensato, ha accompagnato la fidanzata fino al negozio, poi è tornato indietro, ha inseguito il povero Alika, gli è saltato addosso, e lo ha soffocato per quattro interminabili minuti, per poi tornare allegramente da lei. Secondo, la vittima: era ben conosciuto, parlava la nostra lingua, aveva assorbito i nostri modi, per di più portava una stampella, era claudicante, simbolo di una fragilità ulteriore. Infine la gente: nel salotto di una città turistica, nessuno è intervenuto quando si poteva e doveva. Guardavano. Hanno filmato, e si sono giustificati ex post che almeno così si è prodotta una prova. Sono tutti elementi agghiaccianti”.
E che cosa suggeriscono?
“Che si sta perdendo, o forse si è già perso, il senso di comunità. È una crisi di civiltà. Chiamiamo le cose con il loro nome: viviamo nel sentimento della paura e della indifferenza, aggravato dal massimo di individualismo”.
Massimo Giannini, su questo giornale, scrive che puntualmente è l’uomo bianco ad uccidere l’uomo nero, e che su questa strada stiamo arrivando al crepuscolo della civiltà...
“Condivido in toto. Ma torniamo alla paura, ingigantita dalla massiccia inter-relazione in atto tra popoli, etnie, culture, religioni. Tutto questo porta fatalmente a incontrarci con il diverso da noi. Ma l’Italia e l’Europa devono sapere che da una parte c’è un continente in regressione demografica, dall’altra c’è invece un continente in boom demografico. È un dato strutturale: i due continenti sono costretti ad avere scambi di popoli. E poi c’è stata la pandemia che per la prima volta ci ha portati a considerare tutti gli altri, ma davvero tutti, come un pericolo. Il combinato disposto è causa di una particolare fragilità della nostra società. E la paura rischia di diventare una dominante”.
La politica che deve fare?
“Di sicuro, non cavalcare e alimentare le paure per calcolo elettorale. Guai agli apprendisti stregoni. Una democrazia deve combattere le paure facendo sentire meno soli i cittadini. Servono politiche per l’integrazione a tutto tondo, che sono un pezzo delle politiche di sicurezza. Lo Stato deve essere vicino ai più deboli. Vede, non è accettabile che la vittima fosse costretto a chiedere l’elemosina in strada dopo ben 10 anni che viveva in Italia. Ma anche l’aggressore, da quel che leggo, non era neanche lui integrato nella società, aveva problemi psichiatrici, ed era un altro lasciato da solo. Il che non giustifica nulla, ovviamente, ma è un elemento”.
Intanto la Lega ha ripreso a battere sugli immigrati...
“Ripeto: una democrazia non può permettersi di evocare le paure. E lo dico alla sinistra come alla destra. I demoni che vengono liberati per calcolo elettorale dagli apprendisti stregoni, quando e se poi si va al governo, non rientreranno facilmente nella scatola. Il sentimento della paura può seriamente corrodere una società e una democrazia. Quindi attenzione alle parole e alle promesse, anche perché è un attimo che poi la gente te ne chiederà conto”.
Lei era ministro quando Luca Traini sparò in giro per Macerata a tutti gli immigrati che incontrava...
“Fu un episodio di terrorismo a sfondo razziale. Civitanova è un caso molto diverso. Però c’è forse un elemento in comune: due soggetti fragili dal punto di vista psicologico, prime vittime degli apprendisti stregoni, cariche di rabbia, si sentono vittime di tutte le ingiustizie, e alla fine si ergono a giustizieri. Uno per la morte della povera Pamela, l’altro per la presunta offesa alla fidanzata. Ma ancor più della loro violenza, spaventa l’indifferenza e il menefreghismo di tutti gli altri. Civitanova non è un campanello d’allarme, è una sirena che suona a tutta potenza. Bisogna lavorare nel senso opposto alle paure, rafforzando le comunità, spingendo alla reciproca conoscenza, andando oltre le poche parole di un tweet”.
Il sottosegretario leghista Nicola Molteni segnala però un dato di fatto: gli sbarchi stanno aumentando...
“Guardi, i partiti affrontano una campagna elettorale di portata storica, la prima con una guerra in corso in Europa. Per questo occorrerebbe raffreddare le menti, non surriscaldarle. Servono parole di verità: lo squilibrio demografico è aggravato enormemente dall’onda d’urto della guerra. Io ho sperato fortemente nell’accordo di Ankara sul grano. Però sono trascorsi nove giorni e non si vede ancora una sola nave. Penso che Putin non voglia apparire come colui che affama gli Stati africani, ma allo stesso tempo non ha rinunciato a investire le democrazie europee da un’ondata senza precedenti di migranti. Rischiamo un effetto domino di destabilizzazioni dalla Tunisia alla Libia, Egitto, al Sahel”.










