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di Silvia Fumarola

La Repubblica, 24 gennaio 2023

Torna la serie ambientata in un Istituto di detenzione minorile di Napoli. Con Carolina Crescentini, Carmine Recano, Massimiliano Caiazzo. La famiglia e l’amicizia, l’amore e la libertà. Sono i temi principali della terza stagione di Mare fuori, la serie che ha appassionato il pubblico young adult italiano e internazionale, tra le più apprezzate degli ultimi anni, che debutterà su RaiPlay l’1 febbraio (sulla piattaforma verranno riproposte le prime due stagioni) e approderà in prima serata su Rai 2 il 15 febbraio.

Torna in tv l’istituto di detenzione minorile di Napoli in cui a ragazze e ragazzi “interrotti” viene data la possibilità di capire ciò che hanno commesso, chi sono e cosa vogliono, o potrebbero avere, oltre le mura del carcere. In questa nuova stagione i protagonisti, ormai cresciuti, si troveranno a dover compiere la scelta di come affrontare il loro ruolo di adulti nel mondo.

Diretta da Ivan Silvestrini, la serie vede nel cast Carolina Crescentini, Carmine Recano, Lucrezia Guidone, Nicolas Maupas, Massimiliano Caiazzo, Vincenzo Ferrera, Antonio De Matteo, Anna Ammirati e Valentina Romani. “Questa è una serie che aderisce alla realtà del linguaggio, dei sentimenti e delle ambizioni dei ragazzi - sottolinea la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati - è una serie che parla di libertà, cosa a cui aspirano tutti i ragazzi”.

“In questa stagione si piangerà tanto - annuncia il regista - le storie sono fortissime, sapevo che questo cast era diventato di super attori. La storia punta sempre più in alto. Il cast ha ormai un affiatamento e un’alchimia che mi hanno permesso di approcciarmi alla narrazione visiva libero da qualsiasi canone. Ho mosso la macchina da presa cercando di attenermi al mio principio guida, ovvero di essere sempre, in ogni momento alla ‘distanza perfetta’ dai personaggi, con uno stile fluido alla continua ricerca dell’emozione, attraverso spesso coreografie articolatissime dove ogni cosa doveva essere al suo posto, avvenire in un momento precisissimo affinché il ritmo non inciampasse”. “Le sceneggiature - conclude Silvestrini - già fortissime sono diventate pura meraviglia in mano agli attori e io mi muovevo come un cacciatore insaziabile alla ricerca di sfumature e dettagli che la complessità narrativa continuava a generare come una reazione chimica a catena”.

Massimiliano Caiazzo: “La nostra forza è nella verità delle storie”

“È una serie che sa raccontare i giovani: le scelte sbagliate, le paure, luci e ombre” dice Massimiliano Caiazzo “credo che sia per questo che i ragazzi l’hanno seguita con tanto interesse”. In Mare fuori - dal primo febbraio su RaiPlay, e dal 15 su Rai 2, arriva la terza stagione della serie di Ivan Silvestrini (ideata da Cristina Farina scritta con Maurizio Careddu) - l’attore ha il ruolo di Carmine Di Salvo, detto O’ Piecoro, cresciuto in una famiglia malavitosa. La via del riscatto è lunga per i giovani detenuti del penitenziario minorile di Napoli, alle prese con la rabbia, le crisi di coscienza, l’amicizia e l’amore. Per le passate stagioni, record di visualizzazioni su RaiPlay (oltre 50 milioni) e un successo su Netflix. Il produttore Roberto Sessa chiede all’ad della Rai Carlo Fuortes che i ragazzi vadano a cantare la sigla della serie a Sanremo. Nel cast Carolina Crescentini, Carmine Recano, Giacomo Giorgio, Valentina Romani, Nicolas Maupas, Artem Tkachuk.

Ventisei anni, visto di recente in Filumena Marturano con Vanessa Scalera e Massimiliano Gallo, Caiazzo sta girando per Disney Uonderbois di Andrea De Sica e Giorgio Romano con Giordana Marengo, la rivelazione di “La vita bugiarda degli adulti”.

Dopo il successo su RaiPlay si aspettava che “Mare fuori” sarebbe diventata virale su Netflix?

“La seconda stagione era esplosa su RaiPlay, quando ho saputo che sarebbe sbarcata su Netflix ho pensato: dopo 50 milioni di vualizzazioni e gli spoiler, chi la vedrà? Invece abbiamo trovato altro pubblico. La modalità di consumo è cambiata”.

Com’è diventato attore?

“Sono nato a Vico Equense e sono cresciuto a Castellammare di Stabia, ormai vivo a Roma. Ho frequentato vari laboratori, ho studiato con Francesca De Sapio, stupenda, fino a trovare una mia quadra con Beatrice Pelliccia. Il destino era segnato”.

Recitare era la sua passione?

“Ho frequentato il liceo scientifico, andavo bene, facevo canottaggio. Poi grazie a una suora, Suor Elisabetta, ho detto a me stesso: voglio recitare. Alla chiesa del Carmine c’era un gruppo teatrale e lì ho trovato il coraggio. Il mio primo vero maestro è stato Gianfelice Imparato”.

I suoi genitori?

“Mamma è preside, papà dirigente regionale. All’inizio mi sono scontrato con loro, ora che sono cresciuto comprendo la loro paura. Oggi sono tranquilli e soddisfatti”.

Come vede il percorso di Carmine?

“La serie nasce dal filone crime su Napoli ma poi se ne discosta, indaga gli esseri umani. Carmine si oppone alle dinamiche in cui è cresciuto. Ma lo dico sempre, nel momento in cui dovesse decidere di uscire dalle regole, diventerebbe un boss. Nel carcere minorile si riscopre, diventa vittima, per poi reagire nuovamente. Dentro è lacerato: vive dinamiche di abbandono, umiliazione, violenza, rifiuto. A volte si trova lui stesso ad abbandonare e umiliare”.

In fondo è un predestinato.

“Cresce con l’idea: uccidere o essere ucciso. Non è etichettabile come buono/cattivo, da attore è una vittoria, non rischi di farne un personaggio carino che piace a tutti, fai un essere umano. Umberto Galimberti spiega che “cresciamo attraverso processi imitativi”. Chi assorbe una certa mentalità deve avere una forza fuori dal comune”.

La forza di ‘Mare fuori’?

“Le storie. E, mi permetto di dirlo, noi attori, decisi a portare autenticità. I personaggi sono forti, se non avessi fatto Carmine mi sarebbe piaciuta Naditza. O Pino”.