di Silvia Fumarola
La Repubblica, 26 marzo 2023
La serie Rai attira il grande pubblico degli adolescenti mettendo in scena sfide ed emozioni. Il messaggio è arrivato forte e chiaro. Si può cadere e ci si può rialzare, si può sbagliare ancora e non mollare perché il destino, se sei un ragazzo, è tutto nelle tue mani. Niente è perduto. Il successo della serie Rai Mare fuori fa riflettere, la televisione che educa - verbo sempre impegnativo - e al tempo stesso intrattiene e fa sperare, è un piccolo miracolo. E’ accaduto. Quell’immaginario carcere minorile a Napoli, dove il mare si vede oltre le sbarre, è diventato, per milioni di spettatori, un luogo dove coltivare la speranza. Anche se la realtà è sempre più dura, vista da dentro: il sovraffollamento, i soprusi. E lo è anche fuori, perché non fa sconti, non prevede lieto fine. Quello che succede ti schiaccia al muro e toglie il fiato, l’omicidio assurdo e insensato di Francesco Pio Maimone, il diciottenne ucciso a Mergellina da Francesco Pio Valda, solo due anni in più (figlio di un camorrista ammazzato nel 2013), una sera come tante. Una macchia sulle scarpe, una pistola in tasca.
La fiction sa raccontare l’abisso ma insegna che il riscatto va cercato sempre. Mare fuori ha iniziato un percorso in questi anni. In sordina, in salita. Le prime stagioni della serie trasmessa su Rai 2 approdano su Netflix - altro pubblico, altra corsa - e quel passaggio dà nuova vita, è un fenomeno da condividere. Un corto circuito virtuoso, il mondo è cambiato; difficile che un ragazzo rispetti l’appuntamento della tv generalista, smanetta sul cellulare, naviga e sceglie. Così sui social quel tam tam “non perdete Mare fuori” diventa quasi un appello, la community cresce. La terza stagione esplode su RaiPlay (solo il primo giorno 8 milioni di visualizzazioni), il finale è discusso e condiviso. Le riprese della quarta sono annunciate a maggio. La via è tracciata. Nel carcere formato fiction convivono violenza e prove di forza, ma il primo passo è la rieducazione, immaginare insieme un futuro possibile, imparare un mestiere. Niente è facile dentro; e niente è facile fuori, dove gli adolescenti si misurano con i boss. Se la società non offre risposte, è la malavita a tendere la mano.
La serie diretta da Ivan Silvestrini, scritta da Maurizio Careddu e Cristiana Farina, è una scommessa per la tv generalista; prova a non semplificare, a restituire la complessità, anche a consolare. Non succede sempre che si trovi l’equilibrio, è la qualità che in questo caso fa la differenza. La sfida per i produttori - Roberto Sessa con RaiFiction - è stata non cercare soluzioni facili. Così è scattato un gioco di specchi: i ragazzi che vedono in azione i coetanei, forse si fanno le stesse domande e cercano risposte. Sanno che tutti saranno chiamati a fare delle scelte. E chi scrive il destino dei personaggi (interpretati da Nicolas Maupas, Massimiliano Caiazzo, Matteo Paolillo, Valentina Romani e da tanti altri giovani attori di talento), è in ascolto, i commenti sono importanti, significa capire se si va nella direzione giusta. Anche se poi un autore deve scegliere. Certo, è fiction. Così, dubbi dolore, disillusioni, famiglia, amicizia, amore, il desiderio di libertà - perduta e ritrovata - ingredienti sapientemente intrecciati, diventano i temi centrali e tengono incollato il pubblico. La vita “dentro” può essere dura, insopportabile; l’età adulta è lì a due passi. La finale sfida è affrontare il mondo fuori. Vicino, come il mare oltre le sbarre. La televisione parla di emozioni forti, riscatto e sentimenti, tutto bellissimo. La speranza vera è che un ragazzo si aggrappi ai valori, impari a non finire in carcere e possa restarci il meno possibile.










