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di Francesco Grignetti

La Stampa, 28 ottobre 2026

L’avvocato Maria Brucale fa parte dell’Osservatorio carcere Ucpi e della Giunta dell’associazione Nessuno Tocchi Caino. Dopo aver letto gli articoli comparsi su La Stampa premette che “ai detenuti del 41bis non vengono concessi permessi premio. Lo vieta la legge”.

Sì, ma ottengono i permessi “per necessità”. Almeno tre decisioni recenti, ma i casi sono almeno venti. Poi il resto: i permessi premio per mafiosi che sono nel circuito di Alta sicurezza…

“Quelli per necessità sono permessi concessi in casi del tutto eccezionali. La scorta è sempre presente; non lascia mai il ristretto. Si tratta semplicemente dell’esercizio di un diritto, riconosciuto a qualunque detenuto, perché nessuna reclusione può essere tombale. Al permesso “premio” invece possono accedere i detenuti per reati di mafia che non abbiano collaborato con la giustizia solo ove dimostrino, superando le quasi insormontabili verifiche di legge, un’autentica revisione critica ben oltre una solo dichiarata dissociazione nonché l’assenza di collegamenti con la realtà criminale e l’impossibilità di ripristino di essi”.

Eppure la magistratura di Sorveglianza ha concesso questi permessi “per necessità” anche contro il parere delle procure competenti e della Direzione nazionale antimafia…

“Davvero raramente la procura, anche riguardo a persone che in carcere hanno dimostrato la loro distanza dal mondo delinquenziale, esprime un parere favorevole. Il magistrato di sorveglianza deve verificare l’attualità di giudizi di pericolosità soggettiva spesso fermi alla gravità del reato, anche quando risale a trent’anni addietro. Il giudice serio, trent’anni addietro. Il giudice serio, con l’apporto degli operatori del carcere, valuta l’individuo e la sua evoluzione nel tempo, a volte lunghissimo, di espiazione della pena”.

Piero Grasso dice che certe decisioni sui mafiosi (parliamo anche delle centinaia di mafiosi dell’Alta sicurezza che hanno avuto i permessi) andrebbero riservate a un organo collegiale come il tribunale di Sorveglianza. Il sottinteso è chiaro: potrebbero esserci pressioni sul singolo magistrato…

“Così ragionando si arriva a ipotizzare un rischio di pressioni per una lunga serie di reati, forse tutti. A me sembra, invece, che si esprima sfiducia nei confronti della magistratura di Sorveglianza. Peraltro, chi conosce lo stato di dissesto dei tribunali di sorveglianza e la mole di lavoro che li sommerge cui far fronte con scarsissime risorse comprende che richiedere una decisione collegiale per un beneficio come il permesso premio - che ha nella continuità di fruizione la sua essenza - si tradurrebbe in una definitiva paralisi che travolgerebbe le attese di risposta di tutti i reclusi anche per reati di minima offensività”.