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di Lorenzo De Cicco

La Repubblica, 5 giugno 2026

Cordialità tra Giorgia Meloni e Marina Berlusconi, nel nome di Silvio, per l’archiviazione postuma di Firenze. Ma sulla giustizia il solco resta. La premier non parla più di riforme, dopo la scoppola del referendum, la primogenita del Cavaliere invece pressa, sempre più regista del nuovo corso azzurro. Dice di parlare “da cittadina”, ma l’avviso ai naviganti è chiaro: sulla giustizia Forza Italia fa sul serio. Mentre il fratello Pier Silvio è indaffarato a organizzare un grande evento a Mediaset per il terzo anniversario della scomparsa dell’ex premier, Marina coglie l’assist dell’archiviazione che riguarda il papà per bussare a via Arenula (e dunque a Palazzo Chigi): “La giustizia resta un’emergenza, la politica non accantoni il tema”. Come dire: le modifiche non possono finire a impolverarsi nel cassetto di una scrivania ministeriale.

Un messaggio a Carlo Nordio che solo ieri l’altro ha riunito, proprio su richiesta di FI, i capigruppo di maggioranza, frenando però le smanie azzurre su prescrizione, responsabilità civile dei magistrati e intercettazioni. “Non è il momento”. Cautela sposata a pieno dai Fratelli d’Italia, che vuole parlare d’altro. Per alzare il livello del pressing interviene allora la presidente di Fininvest. Direttamente. L’occasione è l’archiviazione dell’inchiesta di Firenze sui presunti mandanti occulti delle stragi mafiose del ‘93, procedimento nel quale era stato coinvolto anche Silvio Berlusconi. La figlia Marina un po’ s’indigna, un po’ manda messaggi in bottiglia agli alleati. Sull’archiviazione, si professa “stupita” dal fatto che il decreto risalga a gennaio “e che se ne sappia qualcosa soltanto oggi. Viene da chiedersi: se l’esito fosse stato opposto, per leggerlo sui giornali ci sarebbero voluti cinque mesi o cinque minuti?”. Biasima quello che definisce “un teorema giudiziario costruito sul fango”, ovvero “l’accanirsi su una tesi insensata” che avrebbe alimentato “trent’anni di campagne di delegittimazione contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri” e che alla fine avrebbe partorito “solo una montagna di carta straccia”. Rivendica un’altra “verità storica”, la sua: “Mio padre è stato uno dei principali protagonisti della lotta alla criminalità organizzata in Italia”.

Ma il nodo politico è un altro. Per Marina Berlusconi, la vicenda conferma la necessità di non archiviare le riforme. “L’incredibile storia dell’inchiesta di Firenze mostra una volta di più in quali condizioni si trovi la giustizia italiana”. La sconfitta del referendum? Sarebbe solo “un’immensa occasione perduta”. E a sentire la presidente di Mondadori, si potrebbe ancora rimediare. “Da cittadina che ha visto da vicino fin troppi disastri giudiziari, vorrei che la politica non accantonasse il tema: i nodi da sciogliere sono tanti”. Ne cita pure uno, scodellato dal capogruppo Enrico Costa davanti a Nordio: “L’assenza di una vera responsabilità civile dei magistrati”. Insomma, “la bandiera del garantismo non può essere ammainata”. Tutto il partito azzurro è mobilitato. Nordio dovrebbe tornare a incontrare i referenti del centrodestra martedì. FI ha già pianificato un convegno alla Camera il 7 luglio, ennesimo rilancio sulle toghe.

Ma per portare a dama qualcosa, tocca convincere i soci al governo. La Lega, dopo giorni di silenzio, torna a farsi sentire. Matteo Salvini fa sapere che la responsabilità civile di giudici e pm sarà approvata entro fine legislatura. Ma è soprattutto Luca Zaia a mostrare sintonia con la presidente Fininvest, dopo il pranzo di fine aprile che ha spiazzato i due vicepremier: “Anche la giustizia, come tanti comparti - dice a Repubblica - avrà naturalmente bisogno di un tagliando con il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti. Non può essere oggetto di mummificazione. Non tutto funziona alla perfezione e i cittadini si aspettano che in futuro le cose migliorino”.