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di Manuela Perrone

Il Sole 24 Ore, 26 ottobre 2025

Dopo la Cassazione la figlia del Cavaliere denuncia “trent’anni di calunnie”. I magistrati: perché lamentarsi? Via alla campagna Anm per il no al referendum. Alla vigilia del secondo e ultimo passaggio in Aula al Senato della riforma della giustizia con la separazione delle carriere, dopo i due sì della Camera - martedì si aprirà la discussione generale a Palazzo Madama e l’obiettivo della maggioranza è licenziare al più presto il Ddl costituzionale per andare al referendum confermativo nella prossima primavera - va in scena un nuovo capitolo dello scontro tra la famiglia Berlusconi e la magistratura. Protagonisti, Marina Berlusconi e il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi.

A dare fuoco alle polveri è stata la lettera della presidente di Fininvest e del gruppo Mondadori pubblicata ieri sul Giornale, a pochi giorni dalla sentenza della Cassazione che ha respinto il ricorso della procura di Palermo contro la decisione della Corte d’appello che aveva rigettato la richiesta di sorveglianza speciale e confisca dei beni nei confronti dell’ex senatore Marcello Dell’Utri, stabilendo che “non è risultata, a oggi, mai processualmente provata alcuna attività di riciclaggio di Cosa nostra nelle imprese berlusconiane, né nella fase iniziale di fondazione del gruppo né nei decenni successivi”.

La pronuncia “certifica che non ci sono mai stati riciclaggi di Cosa Nostra nella Fininvest né accordi con Forza Italia”, afferma la figlia del Cavaliere, che la considera “un cruciale passo avanti anche sul cammino della verità per mio padre”. Contestando chi, sulla stampa, ha “ingiustamente sminuito” la decisione, dicendosi inquietata dal “lima velenoso, incattivito” e sottolineando che “polemizzare su una sentenza è un po’ come confondere il dito con la luna”. Perché la “luna nera” è proprio lo spazio in cui, per l’imprenditrice, “agisce quella piccola parte della magistratura che si considera un contropotere investito di una missione ideologica” e che rende l’Italia un Paese “giustizialista”, dove la “voglia di gogna continua a muovere le peggiori pulsioni dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica”.

Da qui l’urgenza della legge in dirittura d’arrivo - nonostante il rammarico, perché “nemmeno la migliore delle riforme servirà più a restituire a mio padre trent’anni di vita avvelenati e devastati dalle calunnie e dalle false accuse” - e anche dell’altro intervento sollecitato: “Sarebbe urgente una nuova e vera responsabilità civile dei magistrati. Perché il principio deve valere per tutti e chi sbaglia deve pagare”.

Marina Berlusconi cita le “mille persone all’anno, più di tre al giorno, che finiscono ingiustamente in carcere” e incassa il plauso del leader Antonio Tajani, che si definisce “quasi commosso” dalla lettera e promette l’impegno di Fi nella battaglia “per una giustizia giusta”, e della vicesegretaria di Fi, Deborah Bergamini (parole di “estrema lucidità”).

A stretto giro Parodi, interpellato a margine dell’assemblea generale dell’Anm, replica: “Perché lamentarsi di una giustizia che comunque arriva a un risultato condiviso? Rallegriamoci che le sentenze siano giuste e non concentriamoci sul fatto che ci sia un percorso lungo, difficile per arrivare alle soluzioni di casi che, alle volte, sono incredibilmente complessi”. Quanto agi errori della magistratura, “sono un fatto fisiologico, non patologico”.

La risposta infiamma le reazioni degli azzurri, dai capigruppo (Paolo Barelli bolla come “incredibili” le affermazioni del presidente dell’Anm, Maurizio Gasparri chiede a Parodi di scusarsi) agli esponenti della minoranza interna come Licia Ronzulli e Giorgio Mulè. Tutti ricompattati nel nome della lotta più cara al fondatore. L’appuntamento referendario promette di essere un potente collante per l’intero centrodestra, dopo le frizioni sulla manovra e l’ultima tornata di regionali attesa il 23-24 novembre.

“Spero sia un referendum da tenere in termini pacati, nell’interesse della politica”, mette a verbale il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che già gioca la carta del pericolo in agguato se il sì non dovesse trionfare: “C’è il rischio che la stessa politica si troverebbe ipotecata dalla magistratura, come è stato a lungo dopo Tangentopoli”.

Opposta la lettura dell’Anm, che ha deliberato di promuovere una campagna e un manifesto a sostegno del no. Un voto - spiega la mozione approvata ieri - che “significa difendere la Costituzione, l’equilibrio tra i poteri e la libertà di tutti”.