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di Letizia Tortello

La Stampa, 14 dicembre 2025

Lo scrittore greco: “La manipolazione dei media è un grande rischio per la democrazia”. “La resistenza non ha età”. Lo scrittore greco Petros Markaris condensa in un titolo - quello del suo prossimo libro del commissario Charitos - lo slogan più adatto per sopravvivere ai tempi durissimi che stiamo vivendo. “Tempi di retromarcia”, in costante sfida della democrazia e dei diritti acquisiti. In cui la libertà di espressione, di critica e di dissenso cedono sotto i colpi feroci del potere che bolla sommariamente come “fake news” le notizie più scomode e pericolose.

C’è un sondaggio di V-Dem che più di tutti fotografa il mondo in rapido cambiamento del 2025: nel pianeta, restano solo 29 democrazie. Tre persone su quattro (72%) vivono sotto una qualche forma di regime o governo autocratico. In 44 Paesi, la libertà di espressione sta peggiorando (un anno fa, gli Stati in declino erano 35). Che cosa sta accadendo?

“I regimi autocratici non sono qualcosa di nuovo. Hanno una lunga storia accanto ai governi democratici. Il declino della democrazia in molti Paesi democratici è il risultato del neoliberismo. La mia generazione e molte altre dopo sono cresciute in società fondate su un certo sistema di valori. Oggi, l’unico valore che sopravvive è il denaro. La mia domanda è: dov’è la sinistra? L’Italia aveva un partito di sinistra con un forte impatto sulla società. Che cosa ne resta? Lo stesso vale per la Grecia, la Francia, la Spagna. I partiti di sinistra combattevano contro il sistema. Ora sono diventati parte del sistema. Questo è stato l’inizio del loro declino. Negli Anni 50 e 60, persino i partiti di centro lottavano per stabilire regole forti per la democrazia. Oggi lottano solo per gli investimenti”.

C’è un altro sondaggio, italiano (Censis), secondo cui il 30% degli italiani ritiene che i regimi autocratici siano più adatti a governare. Qual è oggi il fascino dell’autocrazia?

“Il denaro come unico valore ha creato una frattura nelle società tra vincitori e perdenti. Molti cittadini credono che l’estrema destra e i regimi autocratici li porteranno dalla parte dei vincitori. Non votano estremista perché sono fascisti, ma per disperazione”.

Come si difende la libertà d’informazione? Chi deve farlo?

“Il declino democratico esiste. Dopo che la sinistra si è suicidata, la libertà di informazione è rimasta l’unico strumento che aiuta le persone a formarsi un’opinione su società, politica ed economia. Finora, non vedo alcuno sforzo concreto per proteggerla. I ricchi in Europa stanno comprando giornali e media per manipolarli e promuovere i propri interessi. Tocca prima di tutto alla gente difendere il pluralismo: comprando e leggendo i giornali, è semplice. Boicottando i giornali non indipendenti, non votando i governi che reprimono, che ingeriscono nella libertà dei giornali. Ma anche ai governi democratici conviene difendere la libertà di espressione: la censura gli si ritorcerà presto contro”.

Dalla Casa Bianca al Pentagono: l’amministrazione Trump ha imposto restrizioni ai media tradizionali e aperto le porte, invece, a influencer Maga. Il presidente insulta i giornalisti, ha persino lanciato una rubrica, “hall of shame”, sui peggiori reporter della settimana. Come ci si difende da tutto questo?

“Trump non è un politico. È un uomo d’affari eletto due volte presidente degli Stati Uniti. Esercita la politica con la mentalità e le priorità di un imprenditore. Questo rappresenta un colpo durissimo ai valori democratici. Ma la difesa della libertà di informazione non si fa in solitaria. La manipolazione dei media è il rischio più grande per la democrazia”.

La Stampa e Gedi, il gruppo editoriale a cui appartiene, sono in vendita all’armatore greco Theodore Kiriakou. Lo conosce? Chi è?

“Non lo conosco personalmente. Appartiene a una vecchia famiglia di imprenditori marittimi. In Grecia, due armatori (Aristide Alafouzos ed Evangelos Marinakis, ndr) possiedono già i maggiori quotidiani delle Paese (EKathimerini e To Vima, ndr) e le principali reti televisive (Skai e Mega Channel, ndr)”.

Che cosa spinge un armatore greco ad acquisire un grande gruppo editoriale italiano?

“Non credo che stia comprando i giornali per entrare nel circuito della stampa italiana. Penso che lo faccia per rivenderla a un prezzo più alto in Italia, o per fare da intermediario per conto di altri”.

Come stanno i giornali e le tv greche?

“Molti sono di proprietà di armatori, come ho detto, come le squadre di calcio. Dal calcio traggono profitto, i giornali li usano per esercitare pressioni sui governi in carica”.

Quanto è forte in Grecia l’intreccio tra potere politico e controllo dei media?

“È meno forte nei giornali, perché ci sono assai meno lettori che telespettatori. Quindi i giornalisti riescono a mantenere un minimo di autonomia. Molto forte in tv”.

Kyriakos Pierrakakis è il nuovo presidente dell’Eurogruppo. È il “momento greco”?

“Devo ammettere che l’attuale governo greco è riuscito a ripagare gran parte del debito creato durante la crisi economica del 2010. Mitsotakis è molto considerato nell’Ue. Questa è la ragione per cui Pierrakakis è stato scelto, in un tempo in cui molti Paesi europei, come Francia e Germania, sono in profonda crisi finanziaria”.

Il commissario Charitos è grande lettore di giornali. Perché sempre meno under 50 leggono la stampa tradizionale? I social hanno cambiato tutto?

“Sì. La ragione principale è il crescente interesse e la dipendenza delle generazioni più giovani della mia dai social media. I social rappresentano un colpo disastroso non solo per i giornali, anche per la libertà di informazione”.

Lei è spesso definito un testimone della modernità greca. Com’è cambiato il rapporto tra potere e media dalla dittatura dei colonnelli a oggi?

“Dopo la dittatura dei colonnelli, i media erano in gran parte imparziali dal punto di vista ideologico e politico. Criticavano persino i partiti che condividevano la loro ideologia. La maggior parte dei giornali apparteneva a famiglie storiche dell’editoria. Oggi, vi ho detto degli armatori, e degli uomini d’affari. La priorità dei giornali sono gli interessi dei proprietari. Non è un’eccezione greca: è accaduto in molti altri Paesi europei”.