di Alessandro Fioroni
Il Dubbio, 30 aprile 2020
Più di 300 i contagiati negli istituti di pena. Anche in Marocco l'epidemia sta diventando un'emergenza sia dal punto di vista sanitario che sociale. Ieri, Mohamed el Youbi, il direttore del dipartimento di epidemiologia e lotta contro le malattie infettive, ha ragguagliato sul numero totale dei casi che hanno raggiunto i 4.252, anche se il totale dei decessi non ha assunto proporzioni disastrose attestandosi a 165.
Ma a preoccupare è la situazione che si sta verificando nelle carceri. Sono attualmente 313 le persone, tra detenuti e agenti penitenziari, che sono risultati positivi ai test. Ben 303 dei contagiati sono rinchiusi dell'istituto di Oudaya nei dintorni di Marrakech mentre altri 10 sono stati riscontrati a Ksar Kebir, nel nord- ovest del paese.
Immediatamente sono scattate le misure di sicurezza per affrontare la crisi, con la consegna al personale delle carceri di dispositivi di protezione personale. Almeno secondo quanto dichiarato dalle autorità, tutte le persone positive sono state poste in regime di quarantena. La necessità di effettuare test su vasta scala era stata provocata dopo che un prigioniero a Ourzazate era stato colpito dal Covid-19 la scorsa settimana.
Un fatto quasi inevitabile visto il sovraffollamento che regna negli istituti penitenziari del Marocco che contano almeno 80mila detenuti. In proporzione ci sono 232 reclusi ogni 100mila abitanti (la popolazione marocchina è di 37 milioni). Le misure di distanziamento sociale sono dunque difficilissime da attuare e se dal 19 marzo è andato in vigore un severo lockdown (8.600 marocchini sono stati arrestati e incriminati per aver trasgredito le restrizioni e i divieti di uscire di casa senza validi motivi) nelle carceri la situazione è subito apparsa grave.
Per questo motivo re Mohammed VI, all'inizio di aprile, ha ordinato il rilascio di 5.654 detenuti. Negli ultimi mesi. Amnesty International ha più volte sollecitato le autorità a rilasciare senza condizioni i prigionieri che sono finiti in cella solo per aver espresso critiche o aver partecipato a manifestazioni pacifiche contrarie alla monarchia. In particolar modo si tratta di attivisti del movimento Hirak el-Rif ma anche giornalisti e blogger. Insieme a loro molti in attesa di giudizio, anziani o solo sospettati di aver commesso qualche tipo di reato.
È l'Associazione marocchina per i diritti umani ad aver reso noto che alla fine del mese di marzo ben 110 persone sono state arrestate per reati di opinione. Tra questi i casi i blogger Moul El Hanout e Youssef Moujahid, condannati a 4 anni per la pubblicazione di alcuni video sulla rete. Così come Abdelali Bahmad (Ghassam Bouda), 2 anni e mezzo per il suo appoggio al movimento Hirak. Quest'ultimo poi conta ben 43 prigionieri due dei quali, Nabil Ahamjik e Nasser Zefzafi, hanno protestato con uno sciopero della fame (terminato solo il 17 marzo per le condizioni di salute fragili che li avrebbero resi preda del coronavirus) per ottenere il diritto alle visite e cure mediche decenti.










