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di Grazia Longo


La Stampa, 14 febbraio 2021

 

Come dice la Costituzione, la pena non deve mai essere contraria al senso di umanità. La condanna sia rieducativa. Da costituzionalista e cattolica Marta Cartabia è orientata alla ricerca di una giustizia sociale "dal volto umano" che si fondi sulla "funzione rieducativa della condanna" e che rispetti i tempi dei giudizi "perché i processi troppo lunghi si tramutano in un anticipo di pena".

Nelle parole, pronunciate o scritte, della neo ministra della Giustizia è possibile intravedere le linee guide del suo dicastero. Esperta di diritto comunitario e diritti fondamentali, in cattedra alla Bicocca e alla Bocconi, ha impiegato l'incarico di prima donna presidente della Corte Costituzionale ad alleggerire la macchina della giustizia costituzionale attraverso un consistente piano di digitalizzazione. C'è da aspettarsi dunque, che la dematerializzazione dei flussi documentali diventi ora prioritaria anche per la giustizia penale e civile.

La giustizia, croce e delizia del governo appena formatosi che raccoglie il testimone di una stagione dura. È facile immaginare che la Cartabia spingerà per accelerarne la riforma perché, ha più volte sottolineato, le lungaggini della giustizia civile sono la zavorra da cui derivano gli scarsi investimenti esteri nel nostro Paese, tema molto caro al premier Draghi.

Sul carcere il Cartabia-pensiero è se possibile ancora più chiaro, anche per i detenuti di mafia al 41 bis. "La dignità va intesa come incomprimibile possibilità di recupero, di riscatto, qualunque fatto sia stato commesso: qui è la dignità della persona. Come recita l'articolo 27 della Costituzione, la pena non deve mai essere contraria al senso di umanità".

Il ragionamento è conseguente: "La pena sia volta a sostenere il cammino di cambiamento di ogni persona" senza tralasciare o "la sicurezza sociale, il bisogno di giustizia delle vittime". I critici contrappongo all'attenzione per il sociale la rigidità che le deriverebbe dalla fede, l'amicizia con il teologo di Comunione e Liberazione Julian Carron, le posizioni espresse in favore della famiglia tradizionale a scapito del matrimonio omosessuale. Al contempo però, si è spesa per consentire alle madri di figli gravemente disabili la possibilità di scontare la pena ai domiciliari, a prescindere dalla durata della pena.

E sulla prescrizione? È evidente la distanza del suo pensiero da quello del suo predecessore Bonafede, che puntava ad abolirla: "Che il processo debba avere una ragionevole durata è un principio di civiltà giuridica scritto nelle norme internazionali ed esplicitato nella Costituzione dal 1999". L'ex ministro pentastellato ha provato ad accorciare i tempi della giustizia con la proposta di irrigidire i tempi dell'indagine. Ma secondo Cartabia questo si scontra con la "necessità di accuratezza delle prove e alle garanzie per l'imputato".

E che d'ora in poi in via Arenula cambierà decisamente aria è chiaro anche dalla posizione della ministra sul decreto Spazza-corrotti. In qualità di titolare del dicastero non è ancora intervenuta in merito, ma il suo orientamento è emerso quando, mentre presiedeva la Consulta, non è stata ammessa la retroattività dell'obbligo del carcere per i reati contro la pubblica amministrazione. Una scelta spiegata con il fatto che "la Corte ha semplicemente applicato uno dei principi fondamentali della civiltà giuridica in materia penale che vieta l'applicazione delle leggi più severe ai fatti commessi prima della loro entrata in vigore".