di Ferruccio Pinotti
Corriere della Sera, 2 luglio 2025
Martina Oppelli, malata di sclerosi multipla da oltre 20 anni, ha ricevuto il terzo diniego da parte dell’azienda sanitaria triestina. La replica: “Affrontare un’altra estate in queste condizioni è una sofferenza estrema”. L’Azienda sanitaria di Trieste ha negato per la terza volta il suicidio assistito a Martina Oppelli, una donna tetraplegica che da 20 anni è affetta da sclerosi multipla. “Voglio smettere di soffrire, ora valuto di andare in Svizzera”, ha affermato la 49enne triestina, che ha presentato una nuova opposizione al diniego tramite i suoi legali. “Asugi continua a negare l’esistenza di trattamenti di sostegno vitale e conferma il divieto di accesso alla morte medicalmente assistita, ignorando le sentenze della Corte costituzionale”, ha detto l’avvocato Filomena Gallo. “Così facendo, infligge a Martina un trattamento disumano che equivale a una forma di tortura”.
Il terzo diniego - Oppelli ha ricevuto il 4 giugno il terzo no alla richiesta di attivare la procedura di verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito: non avrebbe alcun trattamento di sostegno vitale in corso. Nonostante le sue condizioni cliniche siano in costante peggioramento e nonostante la sua completa dipendenza da una assistenza continuativa e da presidi medici (farmaci e macchina della tosse), la commissione medica ha nuovamente escluso la sussistenza del cosiddetto “trattamento di sostegno vitale”, necessario per poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia, sulla base della sentenza 242/2019 della Corte costituzionale. Il 19 giugno, Oppelli - assistita dal team legale coordinato da Filomena Gallo, avvocata e Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni - ha presentato un’opposizione al diniego, accompagnata da una diffida e messa in mora nei confronti dell’azienda sanitaria. L’azienda sanitaria ha risposto che sarà “immediatamente avviata una nuova procedura di valutazione”.
“Altri Paesi hanno risposto al mio appello” - “Ammetto di non aver considerato di essere obbligata a subire l’ennesima insostenibile estate”, ha detto Oppelli. “Eppure, ho tutti i requisiti previsti dalla norma e dalle sentenze a ora presenti in Italia per poter usufruire di questo diritto. Un diritto al quale avrei preferito non dovermi mai appellare io, quella della resistenza a oltranza con un po’ di esuberanza. Io che, come altre creature con diagnosi nefaste, adoro la vita fino a succhiarne anche l’ultima goccia di linfa vitale. Ciò che mi rimane è solo una grande stanchezza e lo sconforto per aver creduto nel senso civico di uno Stato laico che dovrebbe concedere al cittadino consapevole, autodeterminato, allo stremo delle proprie forze, di porre fine a una sofferenza per la quale nessuno è in grado di proporre soluzioni plausibili che io non abbia già sperimentato. Probabilmente saranno altri a poterne usufruire, a poterne gioire. E io, chissà, dovrò intraprendere un ultimo faticosissimo viaggio verso un paese non troppo lontano che ha già recepito la supplica di compassione di chi è stato condannato a soffrire a oltranza”. Un chiaro riferimento alla Svizzera.
La sua legale: “Violata la giurisprudenza costituzionale” - “Con questo terzo diniego, Asugi dimostra di avere una posizione immotivatamente ostruzionistica, che contrasta apertamente con la giurisprudenza costituzionale”, ha detto la sua legale. “Oppelli vive una condizione di totale dipendenza da caregiver per lo svolgimento di ogni singola attività quotidiana, comprese le funzioni biologiche primarie, utilizza quotidianamente la macchina della tosse per evitare il soffocamento ed è sottoposta a una terapia farmacologica con innegabile funzione salvavita. Secondo la sentenza della Corte costituzionale 135 del 2024, questi sono presidi che costituiscono “trattamenti di sostegno vitale” perché “la loro sospensione determinerebbe la morte del paziente in un breve lasso di tempo”. Asugi, ignorando tutto ciò, sta infliggendo a Martina un trattamento che si traduce in tortura”.
La raccolta firme dell’associazione Luca Coscioni per una legge - Intanto, è partita la raccolta firme promossa dall’Associazione Luca Coscioni per la legge di iniziativa popolare sul fine vita. L’obiettivo è quello di raccogliere 50mila firme entro il 15 luglio per poi approdare con la legge in Senato il 17 luglio, data in cui inizierà la discussione del testo proposto dalla maggioranza di governo. La proposta di legge dell’Associazione punta a legalizzare tutte le scelte di fine vita, inclusa l’eutanasia, con il pieno coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale, dando tempi certi ai malati.











