di Grazia Longo
La Stampa, 30 novembre 2020
Tra le emergenze del coronavirus c'è quella delle carceri. Luoghi chiusi dove il sovraffollamento è all'ordine del giorno, alto quindi il rischio che diventino focolai di contagio. Su questo fronte, già dalla scorsa primavera, sono schierati gli esperti di Medici senza frontiere. Dottori, infermieri, professionisti di igiene con una lunga esperienza nella gestione di epidemie.
Come Mario Ferrara infermiere, 40 anni, da 6 in Msf, impegnato in un progetto su quattro prigioni della Lombardia: Como, Busto Arsizio, Lodi, Bollate, dopo quello di Milano durante la prima ondata. "In passato ho lavorato in Africa, in Guinea, per arginare la diffusione dell'Ebola - racconta Ferrara. Oggi faccio parte di un team che ha come obiettivo l'informazione e la prevenzione per arginare il Covid dietro le sbarre.
Ci sembra fondamentale adottare tutte le misure possibili per contenere la propagazione del virus e proteggere detenuti, agenti, operatori e volontari impegnati nei vari istituti penitenziari". Si organizzano una sorta di lezioni per aiutare a difendersi dall'infezione, "a partire dall'uso corretto delle mascherine e dei gel disinfettanti, alle modalità per sanificare i locali con l'utilizzo di alcol e cloro e alla pulizia delle lenzuola in lavanderia. Molta attenzione anche alla somministrazione dei pasti e, in generale, al rispetto di tutte le norme di igiene.
Questi corsi di formazione avvengono con i rappresentanti dei detenuti, che divulgano poi i contenuti agli altri, e con gli agenti di polizia penitenziaria. "Grande attenzione va rivolta a questi ultimi perché entrano ed escono continuamente dal carcere e quindi possono essere un facile veicolo di contagio".
Le difficoltà in carcere sono principalmente legate alle strutture: "Ci sono celle da due persone, ma anche da quattro o cinque e quindi il pericolo di ammalarsi aumenta. Noi consigliamo di tenere la mascherina, ma non sempre è facile controllare che l'indicazione venga rispettata. La maggior parte di chi ha contratto il coronavirus è asintomatico o ha sintomi lievi".
Attualmente fra i 53.723 detenuti, su tutto il territorio nazionale, 882 sono positivi e sono distribuite in 86 istituti, sul totale di 192 strutture penitenziarie. E ancora: 65 presentano sintomi e 27 tra costoro sono trattati in ospedale. Mentre fra il personale ci sono 1.042 positivi, di cui 10 ricoverati. In questa seconda ondata si registrano cinque vittime.
"In Lombardia - prosegue Ferrara - i detenuti con il Covid vengono trasferiti nel carcere di San Vittore, a Milano, e a Bollate". Il progetto di Msf, che comprende anche la distribuzione di una brochure di una settantina di pagine, ha riguardato anche le prigioni di Piemonte (a Torino e Saluzzo) e Liguria (a Genova e Sanremo) durante la prima ondata. L'attività si concentra molto anche sugli aspetti psicologici.
"La maggior parte dei detenuti ci chiede quando finirà la pandemia e quando sarà possibile incontrare di nuovo i propri cari. I colloqui con i parenti sono infatti stati sospesi e attualmente avvengono solo in modo virtuale attraverso le videochiamate". E comunque, al di là degli della dimensione emotiva, anche in questa circostanza non vanno trascurati i dettagli pratici. "Com'è noto anche il telefonino è un potenziale strumento di contagio, quindi forniamo tutte le indicazioni necessarie per disinfettarlo nel modo giusto".











