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di Alfredo Marchetti

La Nazione, 20 settembre 2026

L’intervento del vescovo Mario Vaccari insieme a don Michele Bigi e don Maurizio Manganelli. “Serve un garante per i diritti dei detenuti”. Questo, in estrema sintesi, il messaggio del vescovo Mario Vaccari, dopo il grido d’allarme lanciato dal Sappe per la polizia penitenziaria. Con il vescovo intervengono anche il cappellano don Michele Bigi e il direttore della Caritas diocesana don Maurizio Manganelli. “Nei giorni scorsi il sindacato della polizia penitenziaria ha riportato l’attenzione sulle condizioni della Casa di Reclusione di Massa: 309 persone detenute a fronte di 176 posti, un organico ridotto e in gran parte prossimo alla pensione. Sono numeri che pesano, sui detenuti, ma anche su chi ogni giorno lavora dentro quelle mura. Come Chiesa quel carcere lo frequentiamo: il cappellano e la Caritas diocesana ne conoscono i volti e le fatiche.

Per questo non possiamo tacere. Il sovraffollamento non è soltanto un problema di spazi. Rende più gravoso il lavoro di tutti gli operatori e, come è già accaduto, impedisce di attivare quei percorsi - formazione, lavoro, relazione - che danno alla pena il suo senso: non solo punire, ma restituire a una persona la possibilità di ricominciare. Un carcere che non riesce a fare questo diventa un problema per tutti, perché rischia di riconsegnare alla città uomini più fragili di come li aveva ricevuti. Per questo guardiamo con speranza alle esperienze che, pur in mezzo alle difficoltà, continuano a costruire: il lanificio, la sartoria, le attività che offrono ai detenuti un mestiere e una dignità”.

“Sono realtà da sostenere e da ampliare, non da lasciare sole - prosegue il Vescovo -. Da tempo, attraverso la Caritas, chiediamo l’istituzione di un Garante dei detenuti: una figura che possa collaborare con l’amministrazione penitenziaria e fare da ponte tra le istituzioni, soprattutto in una fase così delicata. Torniamo a proporlo - non come rivendicazione, ma come offerta di collaborazione - mettendo a disposizione ciò che la nostra comunità conosce e può fare. Non spetta a noi indicare le soluzioni tecniche. Spetta a tutti, però - a chi ha responsabilità politiche e amministrative, e a ciascuno di noi - non voltarsi dall’altra parte”.

Sul tema interviene anche il consigliere di opposizione Ivo Zaccagna: “Ho letto con attenzione la nota diffusa dal Sappe per il tramite del suo rappresentante provinciale locale Pasquale Tutino sulle condizioni della Casa di reclusione di Massa e ritengo doveroso dare voce alle criticità sollevate dal sindacato. A loro voglio esprimere la mia solidarietà e la mia vicinanza incoraggiando il sindacato a continuare nel proprio lavoro di tutela e di denuncia delle criticità”.

“Ritengo pertanto che ascoltare la voce della Polizia Penitenziaria significhi occuparsi concretamente anche di sicurezza. Non possiamo parlare di sicurezza soltanto attraverso gli annunci, servono organici adeguati, strutture sostenibili e condizioni di lavoro che consentano agli agenti di svolgere il proprio compito nel modo migliore. Su questo il Governo nazionale deve fare la propria parte. Non è possibile chiedere sempre più impegno alla Polizia Penitenziaria lasciando che il sovraffollamento e la carenza di personale diventino problemi strutturali”.

“La sicurezza - conclude - si costruisce investendo sulle persone e sulla capacità del sistema di funzionare ogni giorno. Allo stesso tempo, credo sia importante non dimenticare che il carcere non è soltanto un luogo di custodia, è anche il luogo nel quale deve concretizzarsi il principio costituzionale della rieducazione e del reinserimento nella società. A tutto questo si deve far seguito anche a una questione che ritengo non più rinviabile, la mancanza della figura del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Non considero il Garante una figura contrapposta alla Polizia Penitenziaria o all’amministrazione. Al contrario, credo possa essere una figura di equilibrio e di supporto all’intero sistema, un vero e proprio punto di riferimento capace di favorire il dialogo, intercettare le criticità e contribuire a prevenire tensioni all’interno dell’istituto. E proprio per questo può essere utile anche agli stessi agenti”.