voceapuana.com, 30 aprile 2020
Due mila mascherine in "tessuto non tessuto" ogni giorno. Questo il prezioso contributo dei detenuti della Casa di reclusione di Massa che tutti i giorni si dedicano alla fabbricazione dei dispositivi di protezione individuale obbligatori fin dall'inizio della pandemia, grazie alla conversione della tessitoria, che prima dell'emergenza tesseva lenzuola e coperte per l'amministrazione penitenziaria. "Ci è sembrato assolutamente necessario dare un contributo rispetto a quello che stava succedendo all'esterno" ha spiegato la direttrice del carcere, Maria Cristina Bigi, nel servizio televisivo di Striscia La Notizia. Le persone detenute che stanno lavorando a questo nuovo progetto, e che hanno cucito le mascherine proprio all'interno della Casa di Reclusione, doneranno le mascherine accuratamente fabbricate al personale penitenziario, ad altre carceri, alle Asl e agli ospedali per medici e infermieri.
Gli uomini e i ragazzi all'interno dello stabilimento hanno allestito una vera e propria catena di montaggio, dove ognuno di loro ha un compito preciso per la fabbricazione dei dispositivi, realizzati in massima sicurezza con tutte le precauzioni igienico-sanitarie stabilite dal Decreto: alcuni di loro prima stendono il tessuto, dopo di che iniziano a disegnare dei rettangoli cioè la parte della mascherina che andrà coprire naso e bocca, altri si occupano di disegnare i lacci, e infine il tutto viene lavorato a macchina.
Ultimo passaggio, ma non meno importante, è quello del controllo del dispositivo e della rifinitura, dove vengono ripulite e inserite nelle buste sanificate, sottovuoto e inscatolate. "Ci fa sentire orgogliosi fare tutto questo - rispondono in collegamento dal carcere con la giornalista Chiara Squaglia di Striscia La Notizia - facciamo una cosa importante e positiva, aiutiamo la gente che ha bisogno e i malati". "È una cosa che ci dà la possibilità di riscattarci" conclude Aziz.










