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di Melania Carnevali

Il Tirreno, 18 luglio 2024

Un ratto nella cella, altri che frusciano fuori. E rifiuti appoggiati al muro sotto la finestra con l’odore di marcio che entra dentro. È la segnalazione di un detenuto del carcere di Massa depositata nei giorni scorsi nell’ufficio matricola, l’ufficio dove passano tutte le comunicazioni tra l’autorità giudiziaria e i reclusi, nonché il primo luogo in cui arriva ogni nuovo ospite, quello dove viene perquisito, misurato, fotografato e dove vengono prese le impronte digitali. La lettera ha la data del 12 luglio e arriva, a detta del detenuto rappresentato dall’avvocato Alessandro Maneschi, dopo diverse segnalazioni fatte direttamente “ai vari agenti di polizia penitenziaria” sull’ambiente “tanto degradato”. Sarebbero arrivate “rassicurazioni” ma “sono rimaste lettera morta”, si legge nell’atto consegnato.

Il problema, dice, è l’igiene. Parla di “gravissima incuria igienica e sanitaria in cui versa la casa di reclusione di Massa”, in particolare la sua cella e l’area in cui si trova. “È necessario - si legge nella lettera - rendere formale la doglianza perché vengano presi adeguati provvedimenti che riparino lo stato attuale e che ripristino condizioni di vita dignitose per la popolazione detenuta”.

La cella dell’uomo, da quello che si apprende dalla segnalazione, dà sull’esterno. Attaccati al muro vicino alla finestra vengono accatastati (“anche per tre giorni”) i rifiuti del carcere. L’odore di scarto imputridito entra nella cella. “Questa circostanza determina un primissimo problema di ordine odorigeno - scrive il detenuto - perché, soprattutto nella stagione estiva, la fermentazione e il deperimento dei rifiuti umidi produce odori forti e nauseabondi che, passando dalle finestre, invadono le celle”.

Questo, sempre secondo quanto ricostruito dal detenuto, avrebbe favorito il proliferare dei ratti, tanto che nella notte tra l’1 e il 2 aprile un ratto è entrato anche nella sua cella. Lui ha chiamato l’agente della polizia penitenziaria che lo avrebbe ucciso “schiacciandolo. È possibile sostenere - continua - che l’intervento di cura prestato dall’amministrazione penitenziaria si sia fermato qui perché il giorno dopo non è stata fatta nessuna sanificazione e non vi è davvero bisogno di spiegare la pericolosità in termini infettivi di questi animali”. Il detenuto sostiene anche di sentire tutte le notti i roditori muoversi sotto la sua finestra “per cui è evidente che vi siano vere e proprie colonie che devono essere debellate con tecniche e prodotti specifici”.

Nella sua segnalazione, il detenuto ricorda che “l’ordinamento penitenziario e la normativa sovranazionale impongono all’amministrazione di garantire alla popolazione detenuta condizioni sanitaria e di igiene che siano salubri e che garantiscano livelli minimi di vivibilità della struttura”. E chiede che la direzione della casa di reclusione di Massa prenda “le necessarie iniziative per debellare immediatamente un problema che mette in gravissimo pericolo la salute di tutti i reclusi”. Il detenuto, come detto, ha scelto di farsi assistere dall’avvocato Maneschi che quindi avrà “ogni potere inerente il mandato difensivo, compresa la facoltà di prendere visione dei propri dati personali al fine di utilizzarli secondo quanto ritenuto opportuno”.