di Luca Cecconi
La Nazione, 26 giugno 2026
È secondo in Toscana per il sovraffollamento con 290 detenuti (118 stranieri) anziché 175. Il 30% è per reati di droga. Sono 80 i tossicodipendenti. All’Ipm 40 nuovi ingressi. È al top invece sul fronte del lavoro, con la tessitoria, della formazione e della scuola. Bastano due numeri per comprendere la situazione. Le persone detenute nel carcere di Massa sono 290 (118 sono stranieri) a fronte di una capienza di 175 unità. Il tasso di sovraffollamento effettivo è del 170%. L’organico previsto di polizia penitenziaria è di 140 agenti, gli effettivi invece sono 116. I dati, ufficiali, sono riferiti al 31 marzo scorso e provengono dalla Relazione annuale del Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Giuseppe Fanfani, resa nota dalla Regione Toscana su fonte del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Il problema del sovraffollamento riguarda tutto il complesso penitenziario italiano ed è diventato ormai strutturale. Massa, da quanto punto di vista, ha il secondo dato peggiore della Toscana, dove tutti gli istituti sono comunque ampiamente sopra il limite della capienza (tranne Volterra), dietro solo a Lucca (il tasso è del 240%) e davanti ad Arezzo (168%) e Firenze-Sollicciano (158%). La media regionale è del 134,8%. Ricordiamo che nella nostra regione sono oggi presenti 16 istituti penitenziari per adulti, a cui si sommano due istituti per minorenni (Ipm), uno dei quali (femminile) a Pontremoli, e due residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). A Massa, tra l’altro, manca il garante dei detenuti, pur avendo una delibera istitutiva e avendolo avuto in passato. Ma non si è più proceduto alla nomina dopo la scadenza, ormai da molti anni. In Toscana manca solo a Grosseto, Massa Marittima ed Empoli. È una figura importante che fa da collegamento tra il carcere e le amministrazioni pubbliche.
Dei 298 detenuti presenti a Massa, quasi il 40% è straniero. Il 90% circa è stato condannato in via definitiva, il 10% sono imputati. Per quanto riguarda i reati, oltre il 30% dei reclusi è inerente al traffico di droga. Ci sono 80 detenuti tossicodipendenti. Nel 2025 si è registrato anche un suicidio (5 in tutta la Toscana) nonchè un tentato suicidio (133 tentativi nella regione). Nel conto del carcere a Massa bisogna aggiungere 43 casi di autolesionismo. Numeri in aumento anche per l’Ipm di Pontremoli, così come per le Comunità e i Centri di prima accoglienza (Cpa), ovvero quei luoghi in cui i minori fermati, accompagnati o arrestati in flagranza di reato sono accolti temporaneamente, fino alla decisione del giudice sulla convalida e comunque fino a un massimo di 96 ore.
Vale la pena ricordare una frase del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che racchiude molto bene la ‘filosofia’ della Costituzione sul tema carcerario: “Il reinserimento dei reclusi nella società è un obbligo, una scelta di civiltà e un investimento per la sicurezza della cittadinanza. Ogni suicidio in carcere è una sconfitta dello Stato”. A Pontremoli i nuovi ingressi, nel 2025, sono stati 40 (21 italiane e 19 straniere). Un aumento dovuto al legislatore e in particolare al Decreto Caivano del 2023 che ha di fatto mutilato lo strumento della ‘messa alla prova’ proprio nei casi in cui poteva meglio fare la differenza rispetto alla pena. Accanto a questo va aggiunto l’aumento della pena per fatti di lieve entità legati alle sostanze stupefacenti.
Sovraffollamento e mancanza di personale sono problemi gravi, ma il carcere di via Pellegrini presenta anche molti aspetti positivi. Pochi giorni fa c’è stata la visita istituzionale del deputato Fabrizio Benzoni (Azione) che ha ‘promosso’ la struttura. “Massa - ha detto l’onorevole bresciano che ha visitato numerosi istituti - è un buon esempio di quello che dovrebbe essere un carcere. Non solo un luogo di detenzione ma di recupero e reinserimento. Perchè qui i detenuti possono lavorare e fare formazione. Ci sono spazi, capannoni... Insomma, ci sono le premesse affinchè coloro che entrano in questo carcere non debbano poi tornarci”.
Uno dei punti focali infatti è proprio questo. Il reinserimento non è solo una questione di umanità e di diritti, ma anche di sicurezza e di costi. Nelle carceri dove si lavora davvero e dove ci sono relazioni con il mondo esterno, solo il 5% dei detenuti torna in carcere, altrimenti la recidiva sfiora il 70%. Ma in Italia lavora meno dell’8% dei detenuti e quindi la maggioranza dei reclusi torna a commettere reati. Il fallimento del sistema carcerario è una sconfitta per la società e un grande problema per tutti in termini anche di sicurezza. Le soluzioni? Nuove strutture dove sviluppare le attività lavorative e culturali, non solo posti letto. Ma soprattutto uno scatto culturale dove il carcere deve diventare l’extrema ratio.










