di Alfredo Marchetti
La Nazione, 27 marzo 2022
Le riflessioni sulle 12 tappe della passione di Cristo raccolte dalla Diocesi provinciale. Don Maurizio: “Storie di dolore e speranza”. Tito scende dalla croce e racconta la sua passione. Il ladrone, come nella famosa canzone di Fabrizio De Andrè (Il testamento di Tito), si ferma a riflettere e confessa tutto il suo stato d’animo da recluso.
Sbagli, rimorsi, paura e voglia di rinascere: perché il dolore degli altri non sia un dolore a metà. Stiamo parlando delle persone in regime di reclusione nella casa circondariale di Massa. Grazie all’iniziativa di don Maurizio Manganelli della Pastorale giovanile diocesana, otto detenutii hanno riflettuto sulle 12 tappe della Via Crucis, lasciando un loro pensiero frutto di meditazione dopo rabbia, non accettazione, dolore. Riflessione letta poi ieri pomeriggio all’interno delle mura nella cerimonia avvenuta all’interno della casa circondariale. Ad entrare oltre le sbarre con don Maurizio un gruppo di giovani volontari dello stesso carcere e altri delle parrocchie di tutta la provincia. Evento organizzato con la Caritas, la cappellania San Giuseppe Cafasso, Azione Cattolica e Progetto Policoro.
“Andiamo in carcere per portare una speranza a questi uomini - ha detto don Maurizio -. Cerchiamo di creare una una sorta di ponte tra loro e la società civile perché crediamo che siano uomini come noi. Ci sono molte altre iniziative in programma, come quella del corso di Iconografia al quale partecipano 9 detenuti. Nel corso delle nostre lezioni a scuola viene spesso fuori il tema del carcere, vedo che i ragazzi sono molto attenti e interessati a capire questo mondo, che per molti è sconosciuto. Per quanto riguarda l’iniziativa che andremo a fare nel pomeriggio, abbiamo voluto coinvolgere i detenuti: toccanti le loro riflessioni sulle 12 tappe della Via Crucis. Abbiamo anche Antonio che ha disegnato la copertira del libricino che abbiamo poi consegnato nelle parrocchie della provincia. Un impegno davvero importante da parte di questi uomini”.
Viene affidata a Marco (nome inventato) la riflessione sulla seconda stazione della passione di Cristo, Gesù che porta la croce al Calvario, dove vengono toccati temi come l’empatia e il rispetto dell’altro, della sua storia: “Quanti di noi si sentono umiliati e giudicati per aver pronunciato parole fuori luogo? Il linguaggio che utiliziamo e il nostro comportamento possono fare tanto bene, ma anche tanto male al nostro interlocutore che, la maggior parte delle volte, ‘sta trasportando la sua croce’ di cui non siamo a conoscenza”
Un’altra toccante testimonianza viene rivelata da Matteo, nella nona stazione, ovvero quando Gesù cade sotto la croce per la terza volta: “Quante volte - scrive nell’opuscolo il detenuto - Gesù è caduto sotto il pesante peso della croce. Ha sopportato tutto questo per amore, per il grande amore che ha per ogni uomo. SI è affidato con umiltà al Padre, che non ha mai abbandonato neanche nella prova più difficile. Le cadute di Gesù parlano alle nostre cadute. Anche quando tutto sembra crollarci addosso e non ci sentiamo abbastanza forti per portarne il peso, esiste sempre un’occasione che permette a quella storia di trasformarsi in storia d’amore, di ripartenza, di salvezza. E i segni delle nostre cadute diventano poi testimonianze di incontri, di riscoperta di sé stessi e di Dio, che nella nostra vita apre strade nuove e inaspettate”











