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di Michele Scuto

La Nazione, 23 agosto 2026

Capienza per 177 detenuti: sono 307 con 5-6 educatori, un medico e 2 infermieri. L’appello dei Giovani Democratici dopo il sopralluogo nella Casa di reclusione. Gianni Lorenzetti: “Cosi impossibile un servizio adeguato per il reinserimento”. “Questo carcere rischia di perdere completamente il ruolo di rieducazione straordinario che ha sempre avuto”. È il timore espresso da Gianni Lorenzetti, consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della IV Commissione toscana, dopo la visita alla Casa di reclusione di Massa organizzata dai Giovani Democratici della Toscana. Un sopralluogo che tiene accesi i riflettori sulle difficoltà di una struttura considerata tra le più virtuose per le attività di lavoro e reinserimento, ma oggi sottoposta a una pressione crescente.

Insieme a Lorenzetti c’erano i segretari dei Giovani Democratici regionale, Bernardo Taddei, provinciale, Alessio Fatticcioni, e comunale Ilaria Orlandi, oltre a Michela Votino, Luca Massa e Matilde Coluccini. Era la terza tappa della campagna regionale “Dimenticat3”.

La fotografia scattata mostra un sistema sotto pressione: secondo gli ultimi dati del ministero della Giustizia, aggiornati all’11 agosto, a Massa risultano 307 detenuti per una capienza regolamentare di 177 posti. Un sovraffollamento che si ripercuote sul funzionamento della struttura. Lorenzetti punta sulla carenza di personale. “L’aumento del numero dei carcerati sono almeno oltre 100 rispetto alla capienza e la diminuzione del personale”, osserva.

Il problema riguarda educatori, sanità e polizia penitenziaria. “Immaginatevi 5-6 educatori nel carcere di Massa che si devono occupare di 300 persone. Solo un medico e due infermieri. Come è possibile un servizio adeguato?” Bernardo Taddei sottolinea come il sovraffollamento incide sulle opportunità di reinserimento. “È una struttura che darebbe la possibilità di lavorare a più di 160 detenuti e invece si trova una situazione di disparità anche tra gli stessi al loro interno”.

Durante la visita sono state osservate anche esperienze positive, dalla ludoteca ai progetti con ‘Telefono Azzurro’ e alle attività lavorative. Alessio Fatticcioni riassume l’impostazione della campagna: “Riteniamo che bisogna tenere collegati ben tre principi: certezza della pena, sicurezza e soprattutto rieducazione, come dice la Costituzione”. “Sicurezza e diritti non sono pertanto contrapposti, ma parte del solito disegno complessivo”.

Aperto poi il capitolo del Garante comunale dei detenuti, figura che a Massa ancora manca. L’assessora regionale Alessandra Nardini ha di recente sollecitato l’amministrazione comunale a procedere con l’istituzione della figura di garanzia. Per Ilaria Orlandi il Garante avrebbe soprattutto una funzione di collegamento: “È un ponte tra due mondi: quello della popolazione detenuta, ma anche di tutti i dipendenti che permettono lo svolgimento quotidiano e il mantenimento della struttura”.

Da qui la richiesta al Comune: “Chiediamo al sindaco, all’amministrazione, che finalmente si proceda”. Taddei insiste sulla necessità di una decisione rapida: “Sono necessari tempi certi rispetto alla nomina di questa figura. Deve partire immediatamente”. La campagna “Dimenticat3” proseguirà nelle altre carceri toscane, con le prossime tappe a Grosseto, Sollicciano e Volterra. “Bisogna ripartire da un investimento nei confronti delle infrastrutture penitenziarie”, sostiene Taddei. Ma significa anche personale, educazione, lavoro e una connessione stabile con il territorio.

Il sovraffollamento non è solo una questione di spazi: incide sui tempi e sulla possibilità di costruire percorsi individuali, proprio mentre la struttura avrebbe una forte vocazione al reinserimento e alla rieducazione. La sfida di Massa non è solo gestire un carcere sovraffollato ma evitare che l’emergenza cancelli quelle esperienze che consentono il reinserimento. “Dobbiamo lavorare affinché ci sia la riabilitazione prevista dalla Costituzione”, ha ricordato Lorenzetti.