di Lina Senserini
Il Tirreno, 16 aprile 2020
Casa circondariale e Cpia hanno promosso il progetto di educazione a distanza con offerta fino al biennio delle scuole superiori. L'educazione a distanza non si ferma alle pareti del carcere, nemmeno in tempi di coronavirus. Alla Casa circondariale di Massa Marittima, 30 detenuti stanno continuando a seguire regolarmente le lezioni grazie a un progetto innovativo, tra i pochi a livello nazionale. La novità, non è tanto nel mezzo - Skype, usato anche per i colloqui con i familiari - quanto nella possibilità che l'amministrazione carceraria offre ai detenuti iscritti ai percorsi formativi di prima alfabetizzazione, scuola media e primo biennio delle superiori, di non perdere questa opportunità formativa.
Considerando, anche la complessità dell'organizzazione all'interno di una struttura di detenzione, in termini di sicurezza. Non meno di una settimana fa Il Tirreno aveva indicato questa esperienza, insieme ad altre che coinvolgono i migranti, come esempio di continuità della scuola pubblica in un momento così peculiare. L'idea è della direttrice della Casa circondariale, Cristina Morrone, e del dirigente del Centro per l'istruzione degli adulti (Cpia) di Grosseto, Giovanni Raimondi, accolta dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, che ha autorizzato la prosecuzione dei corsi in videoconferenza, il 12 marzo. "Tutto questo senza rischi - spiega la direzione del carcere - nel rispetto delle regole per contenere il rischio di contagio. Quindi piccoli gruppi di studenti, spazi idonei e distanze di sicurezza, con l'obiettivo di aprire una porta al futuro e all'innovazione, garantendo ai detenuti una quotidianità più serena e attiva. Come un filo che si riannoda". Tra l'altro il Cpia si è impegnato a far arrivare all'istituto penitenziario nuovi computer e tablet, insieme a dispense e materiali per lo svolgimento delle lezioni.
Il programma prevede video-lezioni sincrone su Skype due volte alla settimana, il martedì e il venerdì dalle 9.30 alle 11, con gli insegnanti della sede di Follonica del Cpia che incontrano gli studenti nello spazio virtuale di internet. Dagli schermi del computer non si parla solo di didattica, ma ci sono momenti per il dialogo per riprendere i progetti per il futuro a fine pena.
Il primo collegamento, il 31 marzo, è stato accolto con entusiasmo da detenuti che hanno subito chiesto notizie e rassicurazioni su quello che succede fuori. Nelle prossime settimane, i percorsi scolastici si affiancheranno alla formazione professionale, con il laboratorio per la trasformazione dei prodotti agroalimentari del territorio, già attivo e sostenuto dall'associazione "Pulmino contadino" in collaborazione con Slow Food Monteregio. "Certo le difficoltà ci sono - spiegano Morrone e Raimondi - ma, grazie all'ottima collaborazione tra staff del carcere e insegnanti, alle solide relazioni con la città, la Casa circondariale di Massa Marittima è un esempio e un laboratorio per tutto il Paese".











