sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Valentina Petrini

La Stampa, 6 gennaio 2025

Quando un presidente della Repubblica arriva a sorpresa in un quartiere di periferia soffocato da criminalità, droga, violenza e povertà, si siede come un comune cittadino ad ascoltare messa e alla fine sottolinea che l’augurio più grande è per “il futuro delle bambine e dei bambini” di quel quartiere, perché vengano garantiti loro “lavoro e diritti”, ecco quando ciò accade è un giorno importante. Lo Stato c’è. Per poche ore, ma c’è. Quel tempo poi però finisce e torna il grigio. Chissà per esempio se il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, entrando nella chiesa di Don Patriciello, a Parco Verde, ha visto Villa Andersen. È la villetta di quartiere, attaccata alla chiesa, su cui affacciano le finestre di 207 famiglie, 500 bambini.

Immondizia, erba alta, panchine rotte, giochi arrugginiti e sepolti dalle sterpaglie. Lo chiamano il cantiere. Qui prima spacciavano e si bucavano. Ora è una finestra sul degrado. E chissà se al presidente Mattarella sono stati mostrati i tetti in amianto dei palazzi circostanti la chiesa. Sono dappertutto. Le segnalazioni al comune per farli rimuovere urgentemente (visto il rischio sanitario dettato dall’esposizione continuata e prolungata allo sgretolio dell’amianto), sono tante. Ma forse in periferia convivere con l’amianto è normale, anzi a norma di legge. A Caivano stanno arrivando una pioggia di milioni di euro. In gran parte fondi per lo sviluppo e la coesione, periodo di programmazione 2021-2027.

Il “Piano straordinario di interventi infrastrutturali e di riqualificazione del territorio”, 76 pagine, contiene anche l’elenco delle zone di intervento e le ipotesi di stanziamento. Somme potenziali generali di spesa: 54. 599. 036 milioni di euro. C’è un Commissario ad hoc, nominato dal governo centrale, con super poteri straordinari. 36 famiglie sono state appena sgomberate dagli alloggi pubblici del Parco Verde di Caivano che avevano occupato abusivamente dopo un censimento fatto in quartiere sulla regolarità delle assegnazioni.

Altre 200 famiglie hanno ricevuto l’ordinanza di sequestro ma per loro è in atto un percorso di regolarizzazione, rientrano infatti nel Programma Speciale per la riqualificazione del Parco Verde, adottato dalla Regione Campania con delibera della Giunta Regionale n. 619/24. Quindi ora finalmente partirà la riqualificazione delle case? Immobili fatiscenti, con muffa e acqua piovana che entrano nelle ossa e fanno sentire freddo sempre, anche quando freddo non fa.

Poi ci sono i topi che infestano il quartiere ed entrano anche nelle case, le scale rotte, la differenziata che non funziona perché non c’è un servizio strutturato di raccolta, non c’è un addetto al verde pubblico. Comunque c’è il centro sportivo Delphinia, completamente ristrutturato con i soldi del decreto Caivano dopo che si è scoperto che all’interno si sarebbero consumate le violenze di gruppo su due cuginette minorenni. Da poco è stato predisposto un pulmino per trasportare un gruppo di minori non accompagnati di Parco Verde alla vicina palestra dedicata a Pino Daniele.

Per tutti gli altri c’è da aspettare ancora. E nel frattempo? Si resta incarcerati al Parco Verde. Chiusi in casa dopo la scuola perché la maggior parte delle famiglie non se la sentono di far uscire in strada i propri figli. Per andare dove? Non esiste verde pubblico e continuano “le stese” cioè le sparatorie tra clan e spacciatori, che fanno tanta paura.

Ecco speriamo ora sia il turno della ristrutturazione delle case, della rimozione dell’amianto, della messa in sicurezza di Villa Andersen, della raccolta differenziata. In fondo sono cose semplici da fare rispetto al progetto autorizzato per costruire l’università di Caivano per esempio.

E sono anche interventi poco costosi rispetto ad altri programmati, alcuni già cantierizzati. Ecco sì, speriamo di imparare a fare anche cose semplici. Perché è difficile credere ad uno Stato che non sa aggiustare le case e raccogliere l’immondizia e tagliare l’erba solo perché sono cose che portano poco consenso.