di Monica Guerzoni
Corriere della Sera, 25 settembre 2025
Il provvedimento di clemenza concesso anche a due donne. Il ragazzo che ammazzò a colpi di martello il padre violento, la guardia giurata che sparò al ladro in fuga e due donne, condannate per reati minori. Sono le quattro persone graziate da Sergio Mattarella, che ha firmato ieri altrettanti decreti. L’articolo 87 della Costituzione assegna al capo dello Stato la possibilità di “concedere grazia e commutare le pene”. E certo non si tratta di una decisione calata dall’alto come fosse un editto, perché l’iter prevede la richiesta dell’interessato, l’istruttoria del ministero della Giustizia e il via libera (non vincolante) del ministro.
Quattro firme, quattro drammatiche storie. Il più giovane dei graziati è Gabriele Finotello, che nel 2021 aveva 29 anni, lavorava come operatore socio-sanitario e viveva con il padre, alcolista e violento. La mamma e il fratello minore se n’erano andati di casa per fuggire alle urla e alle botte quotidiane e lui era rimasto, anche per aiutare il genitore a disintossicarsi. È il 22 febbraio di quattro anni fa. Gabriele sfida il padre Giovanni, 56 anni, completamente ubriaco e attaccato alla bottiglia, lo sprona a smetterla di bere e i due arrivano alle mani: “Lasciami o ti picchio, come picchiavo tua madre”. Il giovane afferra un martello e colpisce a morte l’uomo, poi chiama il 118 e si consegna. In primo grado gli viene riconosciuta la seminfermità mentale, in appello la condanna a 14 anni viene ridotta a 9 anni e quattro mesi. La grazia del Colle, che ha tenuto conto dei pareri del procuratore generale e del magistrato di sorveglianza sulle condizioni di salute di Gabriele e sul contesto in cui è maturato il delitto, estingue l’intera pena residua, quattro anni e tre mesi.
Altrettanto clamore suscitò la storia di Massimo Zen. L’ex guardia giurata di 54 anni era nel carcere Montorio di Verona da oltre due anni per aver ucciso con un colpo di pistola, il 22 aprile 2017, il giostraio di 36 anni Manuele Major, che fuggiva in auto con i complici dopo una rapina a un bancomat a Barcon di Vedelago. La vicenda era stata cavalcata politicamente dalla Lega. Matteo Salvini sui social si era schierato: “Io sto con chi ci difende, io sto con Massimo Zen”. La tragedia aveva acceso un dibattito sulla legittima difesa, la Lega aveva avviato una raccolta di firme e consegnato al Quirinale la richiesta di grazia. Nel 2024 l’istanza era stata respinta, anche dal ministro Carlo Nordio. Ma poi l’omicida ha concordato con la famiglia della vittima il risarcimento del danno, tanti cittadini hanno sottoscritto appelli per la scarcerazione di Zen e ministero di Giustizia e Quirinale, viste anche le condizioni di salute del condannato, hanno accolto la nuova istanza di grazia. A Zen è stata concessa la grazia parziale, che ha estinto tre anni e tre mesi della pena complessiva. E poiché gli restano da scontare non più di quattro anni, potrebbe essere affidato in prova ai servizi sociali. “Non voleva fare quello che ha fatto, penso abbia pagato - dice la moglie. Sono felice”.
La politica non c’entra, è la lettura del costituzionalista Stefano Ceccanti: “Si tratta di tipici casi umanitari, che non si prestano ad alcuna polemica”. Perché la grazia sia concessa il condannato non deve essere in attesa di altre sentenze, deve aver tenuto una buona condotta e ottenuto una sentenza definitiva.
Il capo dello Stato ha graziato anche due donne. Patrizia Attinà, classe 1972, era stata condannata a due anni e otto mesi per furto ed estorsione, reati commessi nel 2012 e nel 2016. Nel concedere l’atto di clemenza, che azzera i due anni di prigione residui, Mattarella ha tra l’altro tenuto conto del perdono concesso da una delle persone offese e dalle condizioni di vita e salute della condannata. Grazia parziale infine, con sconto di un anno e sei mesi di detenzione, per Ancuta Strimbu. Nata nel 1986, era stata condannata a nove anni e sette mesi per estorsione e violazione della disciplina sulle droghe.










