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di Ugo Magri

La Stampa, 7 dicembre 2025

Sull’Enciclopedia Treccani il patriottismo è così definito: “Sentimento di amore, obbedienza e devozione” che si prova verso la patria. Non è una bandiera politica né uno sticker da attaccarsi al petto. Significa semplicemente voler bene alla comunità nazionale, se occorre rimboccandosi le maniche. Magari gratis, come i quasi cinque milioni di volontari che dedicano ogni anno alla collettività 84 milioni di ore del loro tempo. Ecco, per Sergio Mattarella questi cittadini innamorati dell’Italia e della nostra gente sono “veri e propri patrioti” nel senso più nobile dell’espressione (certo non scelta a caso). Di sicuro non lo sono meno di altri. I volontari lo dimostrano quotidianamente, ha insistito il capo dello Stato, attraverso l’impegno di solidarietà che ha un immenso valore morale e non solo: generano un valore anche economico, garantendo “consistenti risparmi per i conti pubblici”. Mattarella li ha ringraziati a nome della Repubblica nel suo intervento di saluto alla cerimonia conclusiva di “Palermo capitale italiana del volontariato 2025”, tenuta al Teatro Massimo.

Il volontariato come “fattore di unità”, come testimonianza di partecipazione, come “palestra di democrazia”, come sostegno concreto specie nei confronti dei più fragili spesso abbandonati a se stessi. Ma soprattutto, garantisce il presidente, lo slancio altruistico e dunque patriottico di chi dà una mano è un “antidoto prodigioso” contro alcune narrazioni in voga nel tempo presente. Ovvero, precisa Mattarella, contro le “paure generate da tossine messe ingannevolmente in circolo, da indifferenze che non condannano la sopraffazione, la violenza, l’illegalità”. Il volontariato apre la porta della speranza nel futuro.