interris.it, 17 marzo 2026
In occasione del 209esimo anniversario della costituzione del Corpo di polizia penitenziaria, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto una delegazione di rappresentanza e, dopo l’intervento del Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, ha tenuto un discorso in cui ha ricordato le difficoltà che affliggono il sistema carcerario italiano, dal sovraffollamento alle condizioni strutturali degli edifici penitenziari fino alla carenza di personale. Il presidente ha inoltre definito i suicidi dei detenuti in carcere “una piaga che non si attenua” e una “sconfitta dello Stato cui sono affidate le vite dei detenuti”. Mattarella ha infine ribadito la necessità di lavorare sul reinserimento e sul recupero delle persone detenute non solo perché previsto dalla Costituzione, ma anche come scelta di civiltà e investimento sulla sicurezza perché perché l’opera di recupero, quando svolta, conduce a una recidiva estremamente bassa”.
Compiti di grande responsabilità - “Sono compiti, quelli che siete chiamati a svolgere, di grande responsabilità. Sovente in condizioni di estrema difficoltà, talvolta difficoltà insostenibili per le condizioni di sovraffollamento, che ben conoscete meglio di ogni altro; per le condizioni strutturali degli edifici penitenziari, sotto il profilo, non soltanto - ed è già decisivo questo aspetto, sanitario - ma anche sotto il profilo strutturale, non essendo adeguati al compito cui sono chiamati questi edifici”.
Le condizioni - “Vi si aggiunge una carenza di personale, che non è da oggi, ma continua a pesare fortemente anche sul lavoro degli agenti del Corpo penitenziario, chiamati a moltiplicare gli sforzi per l’attività da svolgere. A questo si aggiunge anche la carenza di alcune professionalità, come quelle sanitarie e quelle dei formatori, che sono essenziali nel mondo carcerario. Vi è una condizione complessiva che richiede a tutti voi del Corpo un impegno particolare, un sovrappiù di impegno professionale. E io vi ringrazio per la dedizione con cui svolgere i compiti che vi sono affidati”.
Il reinserimento dei detenuti - “Naturalmente vi sono tanti problemi che tutti conosciamo e conoscete voi meglio di ogni altro. Il primo dei quali è la piaga dei suicidi dei detenuti, che non si attenua. Ciascuno di questi casi è una sconfitta dello Stato cui sono affidate le vite dei detenuti. Vi è inoltre un’esigenza che va sviluppata sempre di più e che voi conoscete meglio di ogni altro, perché la vivete giorno per giorno: la finalità di reinserimento, di recupero dei detenuti; per tutti, particolarmente per i più giovani. È non soltanto un obbligo costituzionale, ma è una scelta di civiltà, ed è anche un investimento per la sicurezza della cittadinanza, perché l’opera di recupero, quando svolta, conduce a una recidiva estremamente bassa e, quindi, è una responsabilità che la Repubblica ha, da coltivare concretamente il più possibile”.
Gli auguri per il futuro - “Anche per questo sono molto importanti le attività che vengono definite con un termine - dicevo poc’anzi al Capo Dipartimento - non felicissimo, ‘trattamentali’, ma che sono essenziali in questa finalità di recupero e reinserimento. Anche per rendere più alta la speranza di recupero per il futuro. E d’altronde questa, come tutti sappiamo, è una finalità prevista dalla Costituzione che la Repubblica ha l’obbligo di coltivare”. “Questa per me è un’occasione, in questi 209 anni che sono decorsi dalla fondazione del Corpo, per ringraziare tutti gli addetti, le donne e gli uomini che vi lavorano, per il compito che svolgono, per la dedizione con cui lo svolgono. Con gli auguri per questo anniversario e gli auguri per il loro futuro e per il loro lavoro”.











