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di Dario del Porto e Conchita Sannino

La Repubblica, 16 maggio 2023

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella è a Castel Capuano per la cerimonia di inaugurazione della sede napoletana della Scuola della magistratura. Il presidente partecipa all’iniziativa aperta dagli interventi del presidente della Scuola, Giorgio Lattanzi, del vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli e del ministro della Giustizia, Carlo Nordio.

Mattarella ricorda la storia e il prestigio di Castel Capuano: “In questi ambienti si è affermata l’importante Scuola dei giuristi napoletani, che affonda le proprie radici nella prima università laica istituita, nel 1224 da Federico II, con lo scopo dichiarato di formare il gruppo dirigente necessario per il governo dello Stato”, sottolinea.

Poi il Capo dello Stato lancia il suo monito per una giustizia più veloce ed agile. Come richiesto dall’impegno con l’Europa. “È indispensabile che il processo, sia civile che penale, divenga strumento più agile e moderno per perseguire adeguatamente gli obiettivi per i quali è predisposto. Occorre che Governo e Parlamento, Magistratura e avvocatura, si impegnino per conseguire questo risultato”.

“Prevenire il malcostume interno” - Il presidente della Repubblica torna poi sul tema cruciale dell’etica della magistratura, dopo gli anni degli scandali e delle inchieste. Ricordando la necessità di “prevenire il malcostume”. “La Scuola Superiore, sin dalla sua istituzione, ha accompagnato i giudici ed i pubblici ministeri nella loro formazione iniziale e in quella permanente, avendo cura di elaborare percorsi di alta qualità, anche in tema di etica giudiziaria- evidenzia il presidente - La stessa Magistratura ha dimostrato, anche recentemente, di essere capace di agire - con determinazione e senza timidezza - nei confronti dei magistrati ritenuti responsabili di gravi reati nell’esercizio delle funzioni. Va doverosamente ricordato quanto sarebbe preferibile prevenire ogni forma di malcostume interno, attraverso un più attento esercizio dei compiti di vigilanza, evitando grave discredito che potrebbe ricadere sull’Ordine giudiziario e far dubitare dell’integrale espletamento dei doveri d’istituto”.

La separazione dei poteri - Poi aggiunge: “La Costituzione definisce con puntualità l’ambito delle attribuzioni che sono affidate agli organi giudiziari, così come i compiti e le decisioni che appartengono, invece, ad altri organi, titolari di altri poteri. Questo riparto -ha concluso Mattarella- va rispettato”. Prima della cerimonia, accompagnato dal sindaco Gaetano Manfredi e dal governatore Vincenzo De Luca, il Capo dello Stato ha visitato la Biblioteca di Castelcapuano, dove è stato accolto dalla presidente Patrizia Intonti e dalla presidente dell’Ordine degli avvocati Titti Troianiello.

Il nuovo procuratore di Napoli - In platea, i capi degli uffici giudiziari e i vertici delle forze dell’ordine. Alla vigilia, a Repubblica, il presidente distrettuale dell’Anm, Diego Ragozini, ha ricordato i gravi vuoti nell’organico dei magistrati in un distretto dove si attende da 12 mesi la nomina del nuovo capo della Procura di Napoli e di quella di Nola da quasi due anni. “Il Csm sta lavorando alacremente per dare a questo territorio il magistrato alla guida della Procura più grande d’Italia in tempi rapidi e comunque entro l’estate 2023”: è l’impegno che il vicepresidente dell’organo di autogoverno di giudici e pm, Fabio Pinelli, assume a Castel Capuano, davanti al Capo dello Stato (che è anche presidente del Csm) in occasione della cerimonia di inaugurazione della terza sede della Scuola della magistratura.

Il vertice della Procura di Napoli, affidata alla reggenza della stimata e apprezzata vicaria Rosa Volpe, è vacante da un anno. Pinelli assicura che la pratica sarà definita rapidamente. I candidati sono cinque: oltre alla procuratrice Volpe, i capi delle Procure di Catanzaro, Nicola Gratteri, Bologna, Giuseppe Amato, Potenza, Francesco Curcio, Benevento, Aldo Policastro.

Le riforme - Il ministro della Giustizia Carlo Nordio rilancia il tema delle riforme: “Nelle prossime settimane presenteremo un primo pacchetto di provvedimenti improntati a garantismo e pragmatismo che è pronto per essere sottoposto al Consiglio dei Ministri e poi al dibattito parlamentare”, dice e invita a superare la visione “carcero-centrica”, battendo suo tasti della presunzione di innocenza e della certezza della pena e di “una giustizia che non ha bisogno di essere esemplare, per funzionare. Piuttosto di essere efficace e giusta”.

Nel suo intervento a Napoli, alla cerimonia di inaugurazione della terza sede delle Scuola della magistratura, il Guardasigilli ricorda la tradizione di Castel Capuano, “un luogo dove da secoli si perpetua la formazione di una comunità ampia di operatori del diritto” e sottolinea: “Questa la strada maestra per contribuire a consolidare l’essenziale fiducia dei cittadini nella giustizia e in chi la amministra, a cominciare da una magistratura autenticamente indipendente e autonoma, baluardo di ogni stato democratico”.

Il ministro delinea una giustizia “capace di rispondere tempestivamente alle legittime domande di chi ha subi?to le conseguenze di un reato e allo stesso tempo in grado di tutelare i diritti - e la reputazione - di chi, anche sotto indagine, è presunto innocente, nel bilanciamento con altri diritti costituzionalmente garantiti come la libertà di stampa”. Concetti molto cari al ministro Nordio, che rimarca: “È anche la storia di questo luogo a ricordarci come presunzione di innocenza e certezza della pena siano, a mio avviso, due facce inscindibili del “garantismo”. E in “questa duplice, convergente direzione intendono muoversi le riforme in cantiere”, spiega, “continuando a lavorare per superare una visione carcero-centrica della pena: la Costituzione parla di pena, non di carcere. E la pena talora può essere più efficace se espiata- per alcuni reati - attraverso misure e percorsi adatti ai profili, anche molto diversi, dei detenuti e favorirne il reinserimento nella società dei liberi.

Un’espiazione della pena certo molto diversa dai riti a volte umilianti che si ripetevano presso la “colonna infame” esposta all’epoca qui, davanti alla Gran Corte della Vicaria. Quella colonna è da tempo ospitata nel museo partenopeo di San Martino. Da appassionato di storia, mi piacerebbe rivederla di nuovo qui, dove faceva mostra di sé oltre 5 secoli fa, in questo antico - e complesso - quartiere di Napoli.