di Liana Milella
La Repubblica, 23 dicembre 2023
I detenuti aumentano di 400 al mese e saranno 65mila a fine anno. Nel 2013 la Cedu accusò l’Italia di disumanità quando erano 67mila. E nel frattempo si avvicina il cambio della guardia. Una foto può dire tutto. E quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, mentre consegna al Garante delle persone private della libertà Mauro Palma l’onorificenza da “grande ufficiale” dice tutto.
Eccoli tutti e due al Quirinale il 18 dicembre. Mattarella sorride mentre consegna la medaglia a Palma che non nasconde la commozione per un gesto che mette il sigillo su sette anni di impegno per lo Stato. È ancora al lavoro, in giro da un carcere all’altro, perché questo è il dovere che deve compiere fino all’ultimo. Anche se il governo, rispetto alla sua scadenza, ha impiegato cinque mesi - cinque - per scegliere il nuovo Garante.
In verità quel verbo - scegliere - è un fuor d’opera. Perché quando davvero si sceglie si punta all’uomo migliore sul mercato, in quanto con le carceri non si scherza. E puntare su un Garante come Felice Maurizio D’Ettore, che la maggioranza in Parlamento è costretta a “proteggere” da un’audizione sia alla Camera che al Senato per evitargli le prime brutte figure, è un fatto che non ha neppure bisogno di chiose d’alcun genere. È un fatto che sta lì, e che pesa.
Ma D’Ettore è il nuovo Garante, e il 21 dicembre, il Quirinale ha firmato il decreto di nomina. Il consiglio dei ministri l’aveva scelto ad agosto. Lui, un dipendente della Pubblica amministrazione in quanto professore di diritto a Firenze, era incompatibile. Ma nel frattempo deve aver provveduto a mettere le carte a posto. C’è voluto tempo. Ce ne vorrà ancora per la firma di via Arenula, per il Guardasigilli Carlo Nordio che obbediente ai diktat di Giorgia Meloni lo ha piazzato lì, anche se la sua prima scelta sarebbe stata Rita Bernardini, la leader di ‘Nessuno tocchi Caino’.
Ma Nordio è un ministro “elastico”, lo sappiamo. Lui, che si vanta di essere stato pm per 40 anni, non vede neppure le violazioni del segreto d’ufficio di Andrea Delmastro. E sicuramente non deve aver scoperto che l’ex deputato di Forza Italia D’Ettore, passato con Coraggio Italia e poi con FdI perché i forzisti non l’avevano ricandidato, non sa nulla di carceri. Tant’è che non affronta il fuoco di fila delle domande nelle commissioni. Adesso l’ultima firma spetta alla Corte dei conti per registrare l’incarico. Infine palazzo Chigi dovrà formalizzare il giorno dell’insediamento.
Nel frattempo Mauro Palma ha continuato a fare il Garante. Per quel senso del dovere e dello Stato che è insito in lui. E per senso di umanità. Un Garante angosciato in questi ultimi giorni. Perché i detenuti hanno ormai superato quota 60mila. E aumentano di 400 persone al mese. Un trend pazzesco. Perché questo significa che nel giro di un anno nelle carceri italiane ci saranno quasi 65mila persone. E quando ce n’erano 67mila, era il 2013, l’Italia subì la più pesante condanna mai subita dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo per i trattamenti disumani e degradanti che i detenuti erano costretti a subire per via del sovraffollamento.
E mentre tutto questo accade, Nordio va a caccia delle caserme dismesse e il governo nomina un Garante “dimezzato” dal fatto che di carceri non sa nulla. Mentre il Garante che per oltre sette anni, ogni giorno, è corso da una prigione all’altra, riceve da Mattarella non solo un inequivocabile sorriso, ma la più alta onorificenza che il Quirinale può assegnare. Bisogna guardare bene la foto che ritrae Mattarella e Palma. E forse, proprio in quell’immagine c’è il perché di una riforma costituzionale che impone un presidente “dimezzato”. Già, proprio come il Garante dei detenuti.










