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di Ugo Magri

 

La Stampa, 18 maggio 2019

 

Quando ci rappresenta agli occhi del mondo, un presidente deve sempre esporre in vetrina il meglio, i nostri lati buoni. A maggior ragione se idealmente ha di fronte Papa Francesco, la più elevata tra le coscienze morali del pianeta. Ecco perché Sergio Mattarella, a colloquio con Osservatore Romano, Radio Vaticana e Vatican News, si è preoccupato anzitutto di garantire: gli italiani rimangono brava gente, non è che di colpo sono diventati tutti malvagi.

Anzi, le persone generose e solidali rappresentano ancora la netta maggioranza. Poi certo, ha dovuto riconoscere il presidente, "affiorano rumorosamente atteggiamenti di intolleranza, di aggressività, di chiusura alle esigenze altrui".

Comportamenti gravi, "da censurare con severità", ha aggiunto. Però si tratta pur sempre di "fenomeni minoritari, sempre esistiti". In Italia di odiatori ne circolavano ben prima che avessero inventato i social, idem gli xenofobi e i razzisti. Semmai la vera differenza rispetto al passato sta nel loro atteggiamento, oggi particolarmente sfacciato. I cattivisti non hanno più vergogna di mostrarsi tali, sentono di avere le spalle coperte.

Nessuno li emargina, addirittura vengono corteggiati. "Sembrano attenuate le remore che prima ne frenavano la manifestazione", sintetizza il capo dello Stato. Il quale ovviamente si astiene dal tirare in ballo i politici, tantomeno Salvini, a pochi giorni dalle elezioni europee. A proposito di Europa: Mattarella non ci sta a fare di ogni erba un fascio. Considera sbagliato prendersela genericamente con l'Unione, con Bruxelles e con le istituzioni Ue.

A sgualcire il sogno europeo "spesso è l'egoismo degli Stati", puntualizza il presidente della Repubblica. La vera zavorra è rappresentata "dal freno posto da alcuni Paesi" che impediscono i passi avanti, e poi cinicamente danno la colpa dei ritardi all'Europa. Anche qui: il presidente non cita Orbàn né, tantomeno, gli altri amici dei sovranisti. Ma nell'ascoltarlo, vengono subito in mente.