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di Francesco Grignetti


La Stampa, 24 marzo 2021

 

Il capo dello Stato: "Soluzioni condivise per diritti comuni". Cartabia: "Leale cooperazione". Il nome, Eppo, nel tempo ci diventerà familiare, come per Ema, l'agenzia europea del farmaco. Eppo sta per procura europea. È. il primo passo di una magistratura della Ue, ovvero segna l'affacciarsi dell'Europa unita anche nel settore delle inchieste giudiziarie.

Non è un caso, allora, se per un parere del Csm ieri, che doveva deliberare il trasferimento di venti magistrati a Eppo, si siano mossi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la ministra Marta Cartabia per dare massimo risalto a questo passaggio che a suo modo sarà storico. "Uno spazio di comuni diritti impone la ricerca di pervenire a soluzioni condivise", rimarca il Capo dello Stato, sottolineando che quello europeo "è un percorso ancora in atto", senza perdere di vista la necessità di una riforma della giustizia italiana.

Mattarella, con l'occasione, encomia le capacità della ministra, sia per "gli adempimenti nell'ambito del Recovery plan sul settore della giustizia, sia per quanto riguarda le attese di necessari e importanti interventi riformatori oggetto di confronto in Parlamento". "A livello europeo - aggiunge il vicepresidente David Ermini - è un momento fondamentale nella cooperazione giudiziaria.

Non si pecca di enfasi nell'affermare che anche attraverso l'istituzione della Procura europea passa la costruzione di un'Europa finalmente libera da gelosie nazionali". Spetta alla ministra Marta Cartabia sintetizzare: "Il modello di pubblico ministero europeo venutosi a delineare nel corso della lunga gestazione si configura come Ufficio unico a struttura decentrata, organizzata in un livello centrale e un livello locale. Quest'ultimo è, appunto, affidato ai procuratori europei delegati, aventi sede negli Stati membri e tributari di uno "status speciale", una sorta di "doppio cappello"". Saranno 20 magistrati, dunque, che si divideranno l'Italia in nove macroregioni, incardinati in altrettanti uffici giudiziari, ma dipendenti da Bruxelles.

Avranno la competenza esclusiva di portare avanti indagini e poi eventualmente celebrare processi per ogni reato che colpisca gli "interessi finanziari" della Ue. Dice la Cartabia: "I procuratori delegati europei sono magistrati nazionali ad alta specializzazione, interpreti, nella dimensione interna, dell'esigenza di un dialogo diretto con le autorità nazionali, ma anche protagonisti della vocazione sovranazionale".

Sarà una novità assoluta, la procura europea. Che avrà subito il suo battesimo del fuoco con la vigilanza sul Recovery Plan. E si dovrà registrare in corsa la coabitazione con la magistratura ordinaria; a questo proposito sono già al lavoro presso la procura generale della Cassazione, come ha spiegato il procuratore generale Giovanni Salvi, per dirimere i prevedibili conflitti di potere. "La leale cooperazione - conclude Cartabia - sarà la condizione indispensabile per sciogliere tutti i nodi e tutti i possibili intrecci e le sovrapposizioni di competenze che inevitabilmente l'immissione della nuova struttura potrà determinare".

Tanti i problemi all'orizzonte. Uno su tutti: dato che spesso l'aggressione ai fondi europei è opera delle mafie, come si divideranno il lavoro i magistrati? Il consigliere Nino Di Matteo, che per anni è stato a Palermo, si è astenuto perché non sottovaluta i rischi.

"Dobbiamo evitare - ha osservato - che l'avvio delle attività della procura europea rappresenti in concreto nel nostro Paese un depotenziamento dell'altissimo livello di contrasto alle mafie finora assicurato dall'attribuzione in via esclusiva alle competenze delle direzioni distrettuali e della procura nazionale antimafia".