di Liana Milella
La Repubblica, 13 giugno 2024
Il presidente incontra la Rete Europea dei Consigli di Giustizia e mette in guardia “dalle gravi conseguenze” qualora “le nomine e le carriere dei magistrati siano influenzate politicamente” proprio mentre è chiamato a inviare alle Camere il ddl costituzionale sulla separazione delle carriere. Un discorso breve, ma fortissimo, ancora una volta, quello di Sergio Mattarella sull’indipendenza dei giudici.
Proprio mentre, sul suo tavolo, c’è la proposta di legge costituzionale del governo sulla separazione delle carriere che richiede la sua firma per essere inviata alle Camere e che ha già creato, due settimane fa, un forte contrasto tra il Quirinale e palazzo Chigi per via di un incontro dello stesso Mattarella col Guardasigilli Nordio e il sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano “venduto” politicamente come una sorta di via libera anticipato. E oggi il capo dello Stato è pronto a ribadire, con grande fermezza e come ha già fatto tante volte, quanto sia importante l’indipendenza dei giudici a tutela della democrazia.
Eccolo pronunciare queste parole davanti alla delegazione della Rete Europea dei Consigli di Giustizia, i Csm dei singoli Stati della Ue: “Recenti vicende di alcune democrazie occidentali dimostrano quanto possano essere gravi le conseguenze di un’erosione dei pilastri dello stato di diritto qualora vengono sottratti spazi di indipendenza alla giurisdizione ovvero siano influenzate politicamente le nomine e le carriere dei magistrati”.
Ed è inevitabile pensare a quanto è avvenuto in Israele, con una riforma della giustizia duramente contestata anche in piazza dai cittadini, e prim’ancora ai casi della Polonia, dell’Ungheria, della Turchia dove lo stato di diritto è stato sovvertito. Al Quirinale, ad ascoltarlo, c’è anche il vice presidente dell’attuale Csm, l’avvocato leghista Fabio Pinelli che ha cercato di ridimensionare proprio il suo Csm a mero organo di alta amministrazione e più volte ha contestato o cercato di limitare il diritto di valutare le leggi del governo fermato dallo stesso Mattarella.
Le considerazioni del capo dello Stato sul ruolo dei giudici sono chiarissime: “Alla magistratura compete la tutela dei diritti e la garanzia di giustizia ad essa connessa. Senza questa lo Stato di diritto fondato sull’uguaglianza e sulla dignità della persona ne sarebbe gravemente incrinato”. E di seguito: “Va quindi salvaguardata l’indipendenza della magistratura che, allo stesso tempo, costituisce una prerogativa di ogni singolo appartenente all’ordine giudiziario e insieme un diritto di ciascun cittadino”.
Impossibile non ricordare, mentre Mattarella parla, i continui attacchi di tutto il centrodestra di governo proprio contro l’autonomia delle toghe e il lancio della separazione delle carriere a pochi giorni dal voto europeo che, in un’intervista a Repubblica il titolare della Difesa Guido Crosetto, annuncia come “prioritaria” anche rispetto al premierato, mentre al contempo assegna alla magistratura un ruolo subalterno perché “in teoria dovrebbe solo applicare le leggi”. E poi aggiunge: “Se invece assorbe anche il potere esecutivo o legislativo diventa altro”.
Mattarella ovviamente parla della magistratura in tutt’altro modo, esaltando proprio la funzione dei giudici quali interpreti della legge in chiave europea. Quando dice che “la prospettiva in cui il magistrato è chiamato a muoversi non è più soltanto nazionale, ma si colloca in un orizzonte più ampio entro il quale garantire i diritti”. Inevitabile non pensare alle accuse lanciate dalla stessa premier Meloni alla giudice di Catania Iolanda Apostolico, vittima di una delegittimazione a colpi di video sulla sua vita privata, per aver “disapplicato” il decreto Cutro sui migranti a seguito delle direttive della Corte di giustizia del Lussemburgo. Ed ecco ancora Mattarella: “La tradizione giuridica nazionale non ne risulta dispersa, bensì sviluppata in una dimensione europea, attraverso l’interlocuzione con la Corte di giustizia e con la Corte europea dei diritti dell’uomo, per assicurare una tutela sempre più completa ed efficace”.
Per questo il presidente insiste “sull’indipendenza della magistratura come elemento costitutivo dello Stato democratico” e ricorda come sia la Corte di giustizia che la stessa UE abbiano “sottolineato come il requisito dell’indipendenza dei giudici attiene al contenuto essenziale del diritto fondamentale a un equo processo”. Guai dunque a toccare proprio “l’indipendenza della magistratura che allo stesso tempo costituisce una prerogativa di ogni singolo appartenente all’ordine giudiziario e insieme è un diritto di ciascun cittadino”.











