di Eleonora Martini
Il Manifesto, 31 luglio 2026
Monito sul “clima di reciproca intolleranza che semina i germi della violenza”. Cambiare le leggi a mo’ di zapping, sotto l’impulso di una certa cronaca nera, per di più in un Paese in ritardo di un anno nel “pieno recepimento delle indicazioni contenute nel Regolamento europeo sulla libertà dei media”, non significa rafforzare la sicurezza ma abdicare ai doveri dello Stato. Nel consueto saluto ai giornalisti prima della pausa estiva, Sergio Mattarella quest’anno accende un faro sugli affari interni, tira in ballo i resoconti giornalistici e mette il dito nella piaga dell’aggressività - politica, fisica e verbale - che dilaga sul territorio e nei palazzi, e che rischia di incrinare il tessuto sociale e la vita democratica italiana. “In una società civilmente ordinata, rassicurante per i cittadini, i comportamenti individuali devono rispettare le regole comuni, quelle della legge. Se invece si capovolgesse questo principio e si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso, non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato”, ammonisce il presidente della Repubblica.
Di certo, “la violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale: aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica”. Mattarella parte dalla cronaca degli ultimi giorni: “Quanto avvenuto sabato in Val di Susa è inammissibile - asserisce - sono chiamate in causa le basi stesse della convivenza democratica e non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi”. Ma poi allarga lo sguardo e punta il dito anche contro quella “sorta di rifiuto sdegnato di ascoltare le opinioni altrui” da cui deriva “un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza”.
Il presidente non nomina mai il caso Roggero, anche se è un po’ il convitato di pietra: “Non è accettabile - sottolinea - che si faccia strada la convinzione che, se le proprie posizioni risultano minoritarie all’interno della società, sia giustificabile il ricorso a forme di violenza, che aggrediscono le libere volontà democratiche del popolo italiano espresse attraverso le istituzioni previste dalla Costituzione. Una sorta di fai da te, di liberi tutti rispetto all’azione dei poteri pubblici, cioè comuni”. Vale per il pistolero di Grinzane Cavour ma anche per certi processi sommari di piazza. “Considerazioni” che Mattarella si augura esortino “una riflessione che vada anche al di là del momento contingente”. Perché, ricorda ancora una volta, “non è mio compito progettare né esprimere giudizi su temi politici” o “intervenire nelle dinamiche parlamentari e non intendo - com’è comprensibile - parlare di progetti legislativi che si trovano all’esame del Parlamento e che sarò chiamato a esaminare laddove mi pervengano”. Anche se illiberali o se puzzano di incostituzionalità fin dalle prime battute.
Fa notare Mattarella che “le tensioni elettorali, ancora, per la verità, piuttosto intempestive”, sottraggono “attenzione ai problemi quotidiani dei nostri concittadini” e rischiano di indurre “ad alterare la realtà delle questioni”. Non ci si stupisca poi per “il crescente fenomeno della mancata partecipazione al voto, che dovrebbe essere il punto di attenzione principale per tutte le parti politiche, al di sopra di qualsiasi altro aspetto”. Così come “è insuperabile la necessità di accantonare la logica dell’emergenza, del tutto improduttiva, e di impegnarsi in una strategia di governo del fenomeno delle migrazioni”. Ed è “opportuno dedicare attenzione non solo a chi arriva, ma anche a chi parte: ai numerosi nostri giovani che si trasferiscono all’estero non per scelta ma per necessità”.










