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di Nadia Addezio

Il Manifesto, 27 agosto 2025

Un rapporto di Human Rights Watch denuncia il governo: torture, stupri, detenzioni arbitrarie dei migranti che attraversano il paese, “frontiera esterna” Ue. Dal 2020 a oggi, le forze di sicurezza mauritane hanno commesso gravi violazioni dei diritti umani contro le persone migranti e richiedenti asilo. Lo denuncia Human Rights Watch (Hrw) nel suo ultimo rapporto, pubblicato oggi. Secondo l’organizzazione, gli abusi sono stati aggravati dai programmi di esternalizzazione delle frontiere che Unione europea e Spagna portano avanti da vent’anni in Mauritania. L’ultimo passo è stato il partenariato migratorio dal valore di 210 milioni di euro siglato a marzo 2024.

“Per anni, le autorità mauritane hanno seguito un copione repressivo di controllo migratorio, violando i diritti dei migranti africani provenienti da altre regioni”, ha dichiarato Lauren Seibert, ricercatrice Hrw specializzata in diritti dei rifugiati e dei migranti. Il rapporto They Accused Me of Trying to Go to Europe: Migration Control Abuses and EU Externalization in Mauritania analizza in 142 pagine cinque anni di violenze commesse dalla polizia, la guardia costiera, la marina, la gendarmeria e l’esercito mauritani contro migranti e richiedenti asilo. Tra le altre: torture, stupri, molestie sessuali, arresti e detenzioni arbitrarie, trattamenti razzisti, condizioni di detenzione inumane, estorsioni, espulsioni sommarie e collettive. Hrw ha osservato cicatrici e ferite sui corpi delle persone intervistate. Ha inoltre esaminato foto, video e documenti legali a supporto delle testimonianze raccolte. “Mi hanno spogliato e picchiato. Mi hanno dato scariche elettriche. Dicevano che stavo aiutando le persone ad andare in Spagna”, ha raccontato un uomo torturato dalla polizia di Nouakchott che lo accusava di traffico di migranti.

L’Ong ha intervistato 77 persone provenienti da Senegal, Mali, Guinea, Sierra Leone, Camerun e Liberia, tutte vittime di violazioni dei loro diritti. A queste si aggiunge un uomo mauritano, un elemento che conferma il ruolo centrale della profilazione razziale nelle violenze. Infatti, gli afromauritani e gli Haratin - discendenti da persone rese schiave, anche noti come “mori neri” - molto spesso vivono negli stessi quartieri dove risiedono le persone migranti. Per una questione di pregiudizio razziale, le autorità mauritane ipotizzano di avere di fronte degli stranieri che stanno pianificando o intendono imbarcarsi alla volta dell’Europa. Lo ricordava un anno fa Hassan Ould Moctar, ricercatore alla School of Oriental and African Studies di Londra (Soas), in un’intervista al manifesto. Moctar allertava sul rischio di un aumento della violenza della polizia all’indomani del partenariato migratorio tra Ue e Mauritania. Sia nei confronti delle persone in transito, in arrivo dai paesi vicini dell’Africa occidentale, sia verso afromauritani e Haratin.

A un anno di distanza, la previsione di Moctar si è rivelata giusta, come dimostra il lavoro di Hrw. L’organizzazione ha inviato al governo mauritano una lettera dove ha chiesto chiarimenti sul materiale raccolto. Il governo presieduto da Mohamed Ould Ghazouani ha replicato il 16 luglio, respingendo “categoricamente le accuse di tortura, discriminazione razziale o violazioni sistematiche dei diritti dei migranti”. Ha aggiunto che “nessun caso di tortura è stato formalmente accertato a seguito di indagini interne”. Sul punto, il 30 maggio, il governo mauritano ha adottato delle procedure operative standard (Sop) - come sistemi di monitoraggio per gli sbarchi e la detenzione, e un “rigoroso divieto di espulsioni collettive” - che dovrebbero migliorare la protezione delle persone migranti e dei loro diritti. Appena due mesi fa, il manifesto riportava l’ondata di espulsioni di massa iniziata a gennaio di quest’anno che si stava verificando nella Repubblica islamica.

L’avvocata mauritana Fatimata M’Baye, presidente dell’Associazione mauritana per i diritti umani, denunciava che molte persone erano state gettate nell’irregolarità a causa dei documenti di soggiorno scaduti. Laddove i centri amministrativi deputati al loro rinnovo risultavano chiusi da oltre un anno. Il rapporto di Hrw segnala che le espulsioni di massa sono avvenute a prescindere dal possesso o meno dei documenti, oltre che dallo specifico status di immigrazione. Infatti, tra i 77 cittadini stranieri citati, 3 erano richiedenti asilo, 19 avevano uno status regolare, 33 irregolare. Gli altri avevano status speciali: erano maliani deportati dalla Spagna in Mauritania; o ancora, senegalesi o gambiani intercettati dalle forze mauritane.

L’organizzazione segnala che gli abusi delle forze di sicurezza mauritane, uniti agli ostacoli a regolarizzarsi o a ottenere asilo, possono alimentare le partenze verso le Canarie. Secondo Frontex, fino a luglio sono state 11.575 le persone che hanno attraversato la rotta Atlantica. Il collettivo spagnolo Ca-minando Fronteras stima che, solo tra gennaio e maggio, siano morte 1.482 persone mentre percorrevano la Ruta Canaria.

La sensazione è che le persone in transito siano, ora da una parte, ora dall’altra, braccate. L’escalation di arresti ed espulsioni di migranti e richiedenti asilo ha spinto le autorità mauritane ad aprire nuovi centri di detenzione a Nouakchott, nei distretti di Dar Naïm, Arafat e Sebkha. Nei centri dei distretti di Ksar e di Bagdad (a Nouakchott) e in quello di Nouadhibou, attualmente chiusi ma visitati da Hrw tra il 2020 e il 2024, sono state documentate condizioni inumane e precarie. Se quello di Ksar è in fase di ristrutturazione per adeguarlo alle procedure Sop, quelli di Nouadhibou e Bagdad sono stati già ristrutturati con fondi europei. Dovrebbero riaprire a settembre e accogliere esclusivamente persone intercettate o soccorse in mare. Assumeranno, quindi, la forma di Centri di accoglienza temporanea degli stranieri (Cate). Quali ne saranno le effettive sorti, sarà tutto da vedere.

Intanto la Commissione europea, contattata da HRW, ha affermato che “le azioni esterne sono saldamente radicate in un approccio basato sui diritti umani (Human Rights Based Approach, Hrba)”. L’Ue ha rinnovato a maggio l’Hrba e, a tal proposito, ha ribattuto di averne rafforzato le linee guida interne sulla sua applicazione ai partenariati internazionali. Ha detto inoltre di aver previsto “obblighi più chiari per il rispetto dei valori dell’Ue da parte delle sue parti contrattuali, nonché per segnalare entro 30 giorni”.

Ma come le persone che hanno subìto violenze permanenti, nell’animo come nel corpo, potranno essere risarcite? Questo è un quesito che non viene affrontato dalle istituzioni europee, tantomeno dal governo mauritano. “Un poliziotto ci minaccia - dice che se non diamo soldi, saremo espulsi. Costringe anche le donne a dormire con lui o (in alternativa, ndr) la deportazione”, ha dichiarato a Hrw una donna senegalese di 43 anni senza documenti che lavorava in un ristorante a Zouérat, nel nord del paese. L’organizzazione ha documentato 9 casi di stupro commessi dalla polizia mauritana: otto donne e un uomo.