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di Valentina Maglione

Il Sole 24 Ore, 15 gennaio 2024

“Ecco, apro il file, così leggiamo i numeri aggiornati: ad oggi, 14 gennaio, le persone in misure alternative sono 85.388. I detenuti sono 60.323. Quindi se li sommiamo, arriviamo a 145.711, numero che delinea la misura dell’area penale oggi. Se io prendo lo stesso dato riferito al 2016, che è l’anno in cui ha avuto inizio il mio mandato, il numero è di 98mila. L’aumento è evidente. Un incremento che non corrisponde alla crescita del numero di reati”.

Mauro Palma, Garante nazionale per i diritti dei detenuti, ha chiuso il suo mandato da pochissimo ma in attesa che si insedi il nuovo (Maurizio D’Ettore con Irma Conti e Mario Serio) “ne ho ancora la responsabilità perché la funzione non può restare vacante”, spiega.

Come si possono spiegare questi numeri?

La prima incongruenza è che se le misure alternative sono cresciute come le carcerazioni vuol dire che non ha funzionato il principio in base al quale, aumentando le misure alternative si diminuiva la pressione sul carcere. Lei pensi che questa mattina mi sono arrivati questi altri numeri: le persone che sono in carcere perché scontano una pena inferiore a un anno, non un residuo di pena, ma proprio una pena, sono in questo momento 1.481, quelle con una pena tra uno e due anni sono 2.912. Secondo me rispetto all’entità della condanna sono numeri rilevanti. E anche su questi non hanno inciso le misure alternative, che tra l’altro dovrebbero incidere anche sui residui di pena. E invece quelli a cui manca meno di un anno per uscire sono 7.702.

Insomma il sistema non funziona…

L’area penale si è andata progressivamente espandendo, questo è evidente. Di fatto stanno finendo nel penale le contraddizioni minori. Chi è in carcere per pene così piccole vuol dire che c’è perché non ha avuto un buon avvocato, perché magari non ha un indirizzo, magari è straniero. Tutti problemi territoriali, sociali, che invece di essere risolti come tali finiscono per confluire all’interno del carcere. E questo è il primo problema grosso. Quindi possiamo pure aumentare le misure alternative, ma se questo non determina una riduzione del carcere, non abbiamo risolto molto.

E il secondo nodo a cui faceva riferimento?

Se aumentano tanto le misure alternative al carcere dovrebbero aumentare anche il personale, anche le strutture, anche le risorse da destinare agli uffici di esecuzione penale esterne, perché se no rischiamo che queste siano misure di controllo e non misure per la costruzione di una rieducazione.