di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 4 settembre 2020
"Le scarcerazioni le hanno decise i giudici. E i provvedimenti della magistratura si rispettano", dice Mauro Palma, il garante nazionale dei diritti dei detenuti. "Peraltro, siamo di fronte a singole decisioni, emesse da tanti giudici con impostazioni e sguardi professionali diversi, non riesco davvero a leggerle come frutto di un disegno".
La vedova di Antonio Montinaro, il caposcorta di Falcone, ha detto che le scarcerazioni dei boss durante l'emergenza Covid hanno rappresentato comunque un segnale devastante...
"C'è un diritto della collettività all'efficacia della lotta alla mafia, ma anche un diritto alla salute di tutti i detenuti. I magistrati, con i loro provvedimenti, hanno contemperato queste due esigenze".
Alcuni pm sostengono che i domiciliari siano inadeguati agli imputati di mafia, che tendono sempre ad avere contatti con l'esterno per i propri affari. Cosa pensa di questa posizione?
"È la legge a prevedere la possibilità della concessione degli arresti domiciliari. E ci sono poi alcuni divieti che vengono imposti: di comunicare, di allontanarsi dalla propria abitazione. Le forze di polizia controllano che sia così. Credo anzi che andrebbe rivalutato l'istituto dei domiciliari nel caso di detenuti di mafia che stanno per finire di scontare la loro pena".
Con quale finalità?
"Attraverso programmi ben precisi si potrebbe controllare meglio il percorso di reinserimento nella società. Invece, oggi, abbiamo detenuti che un giorno hanno il 41 bis e il giorno dopo si ritrovano scarcerati perché hanno finito di scontare la pena".
I familiari delle vittime ribadiscono che nella lotta alla mafia c'è il continuo rischio di mandare messaggi negativi...
"L'esecuzione penale non può avere valore di messaggio, ma si deve basare sull'efficacia. Per evitare la prevalenza della ragione politica su quella giuridica".










