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di Liana Milella

La Repubblica, 4 luglio 2024

Intervista all’ex Garante dei detenuti: “Non è vero che il sovraffollamento è legato agli stranieri. Il decreto ignora la tensione che si vive negli istituti”.

Mauro Palma, ex garante dei detenuti, il decreto Nordio è un’altra occasione persa?

“La cautela sugli eventuali effetti è doverosa. Ma ho sentito il Guardasigilli Nordio dire che l’aumento dei detenuti è dovuto alla grande presenza degli stranieri e alla custodia cautelare. Lui sbaglia e lo dico sulla base dei dati ufficiali del suo stesso ministero”.

Perché?

“La percentuale degli stranieri è in calo, anche negli ultimi mesi. In passato raggiunse il 37%, ora siamo al 31,2%. Idem per la custodia cautelare, calata di un punto quest’anno”.

Questi numeri avrebbero dovuto suggerire altre scelte a Nordio?

“I numeri servono per fare i provvedimenti. Snellire le pratiche per la liberazione anticipata è nei fatti di poco conto, soprattutto per persone che già ne hanno avuto diritto. Ben diverso sarebbe stato aumentare i giorni”.

Per leghisti e meloniani è una svuota-carceri...

“Non è affatto così. Avrebbe permesso una pausa per ragionare su provvedimenti a medio termine certamente necessari. Anche quelli che il ministro ipotizza, come l’affido alle comunità, non sono d’immediata applicazione e quindi non hanno alcun effetto sulla drammaticità attuale”.

E che succederà coi prossimi suicidi?

“Quelli dei detenuti e anche del personale. Non interpretarli come la vera resa dello Stato significa considerare la detenzione come un mondo intrinsecamente disperato. Invece c’è bisogno di dare prospettiva a chi è detenuto e a chi gli lavora accanto. E non aiuta certo diminuire il periodo della formazione dei giovani agenti, che invece hanno bisogno di sentirsi parte di un progetto di supporto, controllo e recupero”.

Dica la verità, quanto è deluso dal decreto che è stato annunciato?

“La delusione maggiore sta nella distanza tra il testo e la tensione che si vive oggi negli istituti. Ci sarebbe bisogno di un grande investimento sulle relazioni affettive, aumentando di molto la comunicazione tra i detenuti e i propri cari, non è roba di sole due telefonate in più al mese”.

Quelle 4 che diventano 6. Una miseria...

“Per farne di più ci vuole la richiesta caso per caso al direttore. Siamo alla burocratizzazione perfino degli affetti. Eppure quest’anno si è aperto con la speranza data dalla Consulta sull’importanza di poter mantenere i legami affettivi”.

Già, la vittoria del giudice di sorveglianza Fabio Gianfilippi del tutto ignorata, e perfino derisa da questa maggioranza di destra...

“Mi auguro che non sia così. Ma di sicuro non mi risultano passi avanti per attuarla se non aver creato una commissione. Ma istituirla suona come rinviare il problema”.