di Massimo Vespia*
Il Dubbio, 11 aprile 2023
L’inserimento dei medici del Corpo di Polizia penitenziaria nel “decreto assunzioni PA”, approvato dal Consiglio dei ministri nella sua ultima riunione, è sicuramente una buona notizia. È la dimostrazione che solo attraverso il dialogo e il confronto costruttivo tra governo e sindacati si possono affrontare i problemi e cogliere i risultati sperati. Come ha più volte ricordato il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra, infatti, “il Paese riparte se tutti remiamo dalla stessa parte, se riforme ed investimenti hanno un approccio condiviso”. Ecco perché la federazione nazionale della sicurezza della Cisl, puntando su uno stretto rapporto di collaborazione con politica e istituzioni, da sempre si batte per dare il giusto riconoscimento all’operato di tutto il personale penitenziario che, instancabile, è al servizio dell’intera comunità. Ed ecco perché consideriamo questa importante conquista ottenuta, anche grazie alla proficua sinergia con il sottosegretario al ministero della Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove, il primo di altri significati obiettivi da raggiungere al più presto. Ora che siamo finalmente sulla buona strada e che si sta passando dalle belle parole “di circostanza” a fatti concreti, è tempo di accelerare, di andare avanti spediti con le altre misure da adottare.
È indubbio che le strutture penitenziarie siano insufficienti, che le aree ridotte di socializzazione costringano a pericolose promiscuità di convivenza. Ma il problema non può e non deve essere confinato solo dentro le mura dei singoli istituti: dignità e sicurezza sono valori unici che valgono fuori dalle carceri come al loro interno. È per questo che chiediamo di rinnovare e ammodernare molte case di reclusione assai vecchie, alcune dell’epoca borbonica, del tutto inadeguate, di creare spazi condivisi da mettere a disposizione del personale e dei detenuti e nuovi ausili tecnologici per migliorare il servizio. Altra grave criticità cui mettere subito mano riguarda il personale ridotto, costretto troppo spesso a turni massacranti.
Per ovviare a questo problema è necessario compensare la forte carenza di organico, intervenire sull’organizzazione del servizio e mettere mano alle norme relative all’Ordinamento Penitenziario ed al codice penale. Ed ancora: per evitare le aggressioni continue agli agenti chiediamo azioni e provvedimenti strutturali e non misure episodiche o tampone. Per risollevare il comparto c’è veramente tanto da fare: riteniamo urgente determinare protocolli d’intesa con le Regioni al fine di regolare la non trascurabile e pericolosa gestione, da parte dei colleghi penitenziari, di detenuti affetti da gravi turbe e nevrosi psichiche.
Siamo fiduciosi che anche questi aspetti verranno affrontati con la stessa disponibilità dal governo, cui non faremo mai mancare il nostro supporto, essendo, noi sindacati, sempre attivi sul campo e conoscendo le problematiche reali dell’intero comparto. Noi non ci stancheremo mai di ribadirlo: continueremo a dare il nostro contributo costante e responsabile per una risoluzione tempestiva delle negatività che affrontiamo ogni giorno. Lo dobbiamo alle donne e agli uomini in divisa che non possono e non devono più essere lasciati soli, sentirsi abbandonati, in balia degli eventi.
*Segretario Generale Fns Cisl










