di Gennaro Grimolizzi
Il Dubbio, 18 luglio 2024
Nell’attacco del 7 ottobre 2023 realizzato dai gruppi legati ad Hamas ai danni della popolazione israeliana si sono consumati numerosi crimini di guerra e contro l’umanità. A sostenerlo è un rapporto di Human Rights Watch, pubblicato ieri, in cui si evidenzia che le violenze di quasi dieci mesi fa sono state perpetrare dall’ala militare di Hamas, le Brigate Qassam, e da almeno altri quattro gruppi armati. Il titolo del report di 236 pagine tradotto in italiano è “Non riesco a cancellare tutto il sangue dalla mia mente” e documenta decine di casi di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale. Nell’indagine svolta dall’organizzazione non governativa con sede a New York viene anche esaminato il ruolo delle organizzazioni armate di Hamas nella preparazione e nel coordinamento degli attacchi del 7 ottobre. “I governi che hanno influenza sui gruppi armati palestinesi - si legge nel rapporto di Human Rights Watch - dovrebbero premere per l’urgente rilascio degli ostaggi civili, un crimine di guerra in corso, e impegnarsi affinché i responsabili delle altre gravi violazioni siano assicurati alla giustizia”.
L’indagine evidenzia la natura e l’entità delle violazioni del diritto umanitario internazionale, come fatto in passato per le violazioni delle leggi di guerra commesse dalle forze armate israeliane. Human Rights Watch ha effettuato una serie di ricerche sui luoghi dei massacri nei mesi di ottobre e novembre 2023 e ha proseguito gli studi dei vari casi a distanza fino allo scorso giugno. Sono state intervistate 144 persone, tra cui 94 sopravvissuti agli attacchi del 7 ottobre, familiari di sopravvissuti, ostaggi e persone uccise. Sono stati interpellati i soccorritori che hanno raccolto i resti umani nei luoghi degli attacchi con l’aggiunta dei medici che hanno eseguito le autopsie. Tra gli intervistati pure i rappresentanti istituzionali delle località colpite dagli attacchi, i giornalisti che hanno visitato i siti in cui si sono verificate le stragi, dopo che le forze israeliane hanno messo in sicurezza le aree, gli analisti di gruppi politici e armati palestinesi e alcuni investigatori internazionali.
Gli esperti di Human Rights Watch hanno esaminato oltre 280 fotografie e video pubblicati sulle piattaforme dei social media o condivisi direttamente con l’organizzazione non governativa, inclusi quelli registrati dalle bodycam dei miliziani di Hamas, dalle telecamere dei cellulari e dalle telecamere a circuito chiuso dei luoghi attaccati. “La nostra ricerca - ha affermato Ida Sawyer, direttrice della Sezione crisi e conflitti di Human Rights Watch - ci ha permesso di scoprire che l’assalto del 7 ottobre 2023 è stato progettato per uccidere civili e prendere in ostaggio il maggior numero di persone. Le atrocità dei mesi scorsi dovrebbero indurre la comunità internazionale ad impegnarsi per porre fine a tutti gli abusi contro i civili in Israele e Palestina”.
La France-Presse (AFP), che ha incrociato numerosi dati per verificare il numero delle vittime del 7 ottobre 2023, ha stimato che 815 delle 1.195 persone uccise erano civili, tra cui 79 cittadini stranieri. Tra loro c’erano almeno 282 donne e 36 bambini. I gruppi armati palestinesi hanno preso in ostaggio 251 civili e personale delle forze di sicurezza israeliane e li hanno trasferiti a Gaza dopo l’attacco. “I media nazionali e internazionali - evidenzia Human Rights Watch hanno descritto dettagliatamente molte delle atrocità avvenute il 7 ottobre. Alcuni media, però, hanno minimizzato l’entità degli abusi, mentre altri hanno parlato di abusi rivelatisi in seguito inesistenti”.
Hamas, il movimento palestinese che governa la Striscia di Gaza occupata da Israele dal 2007, ha dichiarato che la sua ala armata, le Brigate Qassam, ha guidato l’assalto del 7 ottobre. Le testimonianze dei sopravvissuti e il materiale raccolto dimostrano che molti dei combattenti indossavano uniformi con combinazioni di colore nero- verde o mimetiche, alcune delle quali simili alle uniformi militari israeliane. Alcuni assalitori avevano fasce distintive o insegne che li identificavano come membri di Hamas o di altri gruppi armati. Ci sono stati anche molti combattenti in abiti civili. In quest’ultimo caso si è tratto probabilmente di civili di Gaza che si sono uniti agli attacchi.
Per quanto riguarda le vittime, la maggior parte di loro erano ebrei israeliani. “Tuttavia - è scritto nel rapporto di Human Right Watch -, i combattenti hanno anche ucciso, ferito o preso in ostaggio cittadini israeliani con doppia cittadinanza, cittadini palestinesi di Israele, palestinesi di Gaza e lavoratori stranieri, tra cui cittadini cinesi, filippini, nepalesi, dello Sri Lanka e thailandesi e almeno un cittadino proveniente ciascuno da Cambogia, Canada, Eritrea, Germania, Messico, Sudan, Tanzania e Regno Unito”.
Nel rapporto viene rivolto un invito agli Stati volto a “imporre o mantenere in vigore sanzioni mirate, tra cui congelamenti di beni e divieti di viaggio, contro funzionari ed enti responsabili di gravi abusi in corso, assicurando al contempo che queste misure non danneggino i civili e le organizzazioni non governative che svolgono attività protette a livello internazionale a Gaza e altrove in Palestina”. “Tutti coloro che sono presi di mira da sanzioni - si legge - dovrebbero avere l’opportunità di contestare tali decisioni in procedimenti equi e rapidi da parte di tribunali e giudici indipendenti”. Un altro appello alla comunità internazionale riguarda il sostegno in favore di “indagini delle Nazioni Unite per sollecitare i gruppi armati palestinesi coinvolti e Israele a collaborare con la Corte penale internazionale, la Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e altri esperti delle Nazioni Unite e di organizzazioni indipendenti per i diritti umani”.
La guerra sulla Striscia di Gaza riguarda tutti e vanno attivati strumenti giuridici adeguati. Ecco perché, secondo Human Rights Watch, è indispensabile “proteggere l’indipendenza della Cpi e condannare pubblicamente i tentativi di intimidire o interferire con il lavoro della Corte, dei suoi funzionari e di coloro che collaborano con questo tribunale”.











