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di Enrica Muraglie

Il Manifesto, 13 dicembre 2024

Quella in corso a Gaza “è la più grave emergenza del XXI secolo”. Così Paolo Pezzati, portavoce di Oxfam Italia, alla conferenza stampa convocata ieri alla Camera per chiedere al governo italiano di mettere in campo gli strumenti diplomatici che gli competono e contribuire a un immediato cessate il fuoco nella Striscia. “In prossimità del corridoio Filadelfia l’Idf ha attaccato 100 camion d’aiuti umanitari, provocando almeno 20 morti. 70 convogli sono stati portati via da bande armate”, prosegue Pezzati, ricordando la recente sospensione degli aiuti da parte dell’Unrwa attraverso il corridoio di Kerem Shalom. Per Rossella Miccio, presidente di Emergency, il bilancio totale di quasi 45mila morti è sottostimato: “Sono morti dirette, ma quelle per mancato accesso alle cure e per mancanza di cibo li conteremo, forse, alla fine del conflitto”. Nella nuova clinica che Emergency sta costruendo con fatica nel sud di Gaza, operativa dalla prima metà del prossimo mese, non è possibile montare neanche un desalinizzatore a causa dei continui blocchi imposti dalle autorità israeliane.

La carenza di materiale sanitario, dalle garze agli antibiotici, fino ai kit per effettuare fissazioni esterne e curare le fratture ai pazienti preoccupa molto anche Cristina Cantù, responsabile infermieristica di Medici senza frontiere. Lo racconta in un video dall’ospedale Nasser di Khan Younis. “Lo spazio “sicuro” è costantemente e deliberatamente violato: i pazienti hanno subìto non uno, non due ma decine di ordini di evacuazione, non esiste nemmeno uno spazio per la cura”, racconta Monica Minardi, presidente di Msf.

Gravi ferite da ustioni curate ogni quattro giorni, interventi chirurgici con minime somministrazioni di anestesia: “Non si può pensare di abbassare gli standard di cura, ma a Gaza è necessariamente così e questo è molto doloroso da dire per un medico”, continua Minardi. Rispetto ai 100mila bambini che dovrebbero essere evacuati, come hanno chiesto nelle ultime settimane i pochi medici rimasti nella Striscia, Msf ha provato a trasferirne almeno otto, in gravissime condizioni, nel loro ospedale di chirurgia ad Amman, in Giordania, ricevendo soltanto dinieghi da parte delle autorità israeliane. Ostacolare Tel Aviv sarebbe possibile con sanzioni “frutto di doveri giuridici internazionali, in qualche caso costituzionali”, l’accento messo da Pasquale De Sena di Fermatevi!, associazione che riunisce gli studiosi italiani di diritto internazionale e mondo della cultura.

“Fra i doveri del Governo c’era quello di ascoltarci, perché siamo in rappresentanza di 500mila persone che hanno firmato un appello e che non hanno avuto udienza” dice Massimo Amato, economista e storico, parte di #StopCrimesinPalestine. È comune alle associazioni il rammarico per l’assenza di esponenti del governo Meloni, a cui era stata indirizzata una lettera lo scorso 25 novembre per cercare un dialogo sulla situazione umanitaria a Gaza, e sull’allargamento del conflitto a tutto il Medio Oriente. Anche in questo caso, nessuna risposta. Oggi una delegazione di parlamentari dell’intergruppo per la pace tra Israele e Palestina, europarlamentari e rappresentanti delle associazioni attive in Medio Oriente arriverà alla Corte penale internazionale per esprimere vicinanza e “ribadire che nonostante il governo italiano balbetti, c’è una parte della società civile che crede nella giustizia internazionale”.