di Eliana Riva
Il Manifesto, 2 maggio 2025
Terzo giorno di udienze alla Corte internazionale di giustizia sugli aiuti ai Territori palestinesi occupati. Intanto a Gaza 29 uccisi dai raid israeliani: “A Nuseirat sembrava un terremoto”. Sessanta giorni di assedio totale. Il blocco di cibo, medicine e merci ordinato da Israele dura da due mesi ormai e diffonde fame, sete, malattie, morte. I palestinesi di Gaza mangiano “qualsiasi cosa riescano a trovare” ha fatto sapere l’Unrwa, anche se si tratta di alimenti avariati, infestati da vermi e insetti, secchi e duri o marci e putrescenti. L’associazione Mercy Corps denuncia che le famiglie muoiono di fame mentre i prezzi di ciò che è rimasto sono aumentati del 500%: “Questa è la fase più dura della guerra”, ha dichiarato l’ong.
Il primario del reparto di nefrologia dell’ospedale al-Shifa di Gaza City, Ghazi Al-Yazji, ha fatto sapere che mancanza di cure e distruzione dei macchinari ha causato la morte del 42% dei pazienti sottoposti a dialisi nella Striscia. E intanto le bombe scuotono Gaza come un terremoto. Così i residenti descrivono gli attacchi che nella notte tra martedì e mercoledì hanno preso di mira Nuseirat, nel centro. Un edificio è stato raso al suolo, uccidendo otto abitanti. I soccorritori hanno tentato per ore di raggiungere tutte le persone rimaste intrappolate sotto le macerie. Almeno 29 palestinesi sono stati ammazzati dall’alba al tramonto.
Ieri, nel terzo giorno di udienze alla Corte internazionale di giustizia, gli Stati uniti hanno difeso l’alleato, dichiarando che Israele avrebbe il diritto di decidere quali organizzazioni possono o non possono fornire supporto alla popolazione palestinese dei territori che lui stesso occupa. L’affermazione serve a giustificare la decisione di Tel Aviv di bandire l’Unrwa da Gerusalemme est, estendendo il divieto di operare anche a Gaza e in Cisgiordania.
Proprio ieri l’agenzia Onu che si occupa dei profughi palestinesi ha fatto sapere che tra meno di dieci giorni entreranno in vigore gli ordini di chiusura emessi da Israele per sei scuole Unrwa a Gerusalemme Est. Significa che circa 800 ragazzi e ragazze palestinesi non potranno più ricevere un’istruzione. “Questi ordini violano gli obblighi di Israele ai sensi del diritto internazionale”, ha dichiarato Unrwa.
La chiusura riguarderà anche gli istituti scolastici nel campo profughi palestinese di Shu’fat, chiuso e circondato dal muro israeliano. Gli studenti del campo non hanno il diritto di recarsi in una scuola israeliana e sono fortemente limitati nei propri spostamenti anche all’interno del territorio palestinese. Gli Usa hanno dichiarato alla Corte che esistono “seri dubbi” sull’imparzialità dell’Unrwa.
Poco dopo, il capo dell’agenzia, Philippe Lazzarini, ha scritto su X che far circolare informazioni infondate sull’organizzazione è una minaccia alla vita e alla sicurezza del personale delle Nazioni unite a Gaza e in Cisgiordania. In seguito all’irruzione dell’esercito israeliano nella città di Beita, a sud di Nablus, sono scoppiati scontri con i combattenti palestinesi. Due militari potrebbero essere rimasti feriti prima che venissero schierati i rinforzi e i soldati bloccassero l’ingresso della città. Un bambino di 13 anni è stato ferito invece ad al-Yamoun, nei pressi di Jenin e diversi palestinesi sono stati arrestati in tutta la Cisgiordania occupata.
Il ministro della sicurezza nazionale Ben Gvir è tornato a parlare della pena di morte per i prigionieri politici palestinesi detenuti in Israele. In un incontro pubblico si è vantato di aver cambiato (in senso peggiorativo) tutte le condizioni di reclusione per i palestinesi e ha dichiarato che la legge che prevedrà la condanna a morte è di prossima approvazione.











