di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 16 giugno 2025
Non contro il popolo israeliano ma contro il governo di Israele: mentre i missili continuano a piovere tra Teheran e Tel Aviv almeno ottomila persone da mezza Italia si sono ritrovate a Marzabotto per marciare fino a Monte Sole, i luoghi dell’eccidio nazifascista del 1944, per chiedere di fermare la strage di Gaza. Almeno ottomila. Possono sembrare pochi paragonati agli ormai milioni sotto le bombe tra Iran e Israele, Yemen e Gaza, e domani chissà. Ma tanti invece, sotto un sole torrido, in marcia sull’asfalto per chilometri, pensando che di questi tempi perfino tra chi invoca la pace è fatica non farsi la guerra. Guerra non di bombe ma di sigle, distinguo, se-sfilano-loro-non-veniamo-noi. Non questa volta però.
La manifestazione “Save Gaza”, idea lanciata il 25 aprile scorso per una marcia da Marzabotto a Monte Sole, in poche settimane ha raccolto adesioni a decine e alla fine è diventata realtà attorno a un punto fermo comune: manifestazione per Gaza, per il popolo palestinese ma non non contro il popolo israeliano. Ma contro il governo di Netanyahu, questo sì, senza se e senza ma. Con tanta gente, decine di sindaci e forse centinaia di associazioni, oltre a Cgil, Fiom, Pd bolognese.
Marzabotto e in particolare Monte Sole, tuttora sede della comunità monastica fondata dal padre costituente Giovanni Dossetti, sono i luoghi in cui il nazifascismo portò a termine nel 1944 uno di quegli eccidi che ogni tanto si citano ma che si dovrebbero conoscere di più. Luoghi scelti non a caso per questa iniziativa. Così adesso c’è lo striscione dell’Anpi Venezia: “Marzabotto ricorda Gaza, non c’è futuro senza memoria”. Ci sono le religiose dossettiane come suor Teresa: “Siamo qui per la pace e per i morti piccoli di Gaza”. Gente da Ancona, da Milano, dal Piemonte, dalla Toscana. C’è Alberto Zucchero del Portico della Pace, tra i promotori principali, che parla di “grido di allarme” facendo eco alla sirena antiaerea attivata da Alessandro Bergonzoni che dice “la politica chieda scusa per tutto quello che non è stato fatto, io invece chiedo scusa ai bimbi e ai palestinesi perché li stiamo curando dopo aver finanziato le bombe che li hanno feriti”.
Non c’è Elly Schlein. C’è il sindaco di Bologna Matteo Lepore: “Le istituzioni nazionali e internazionali ascoltino il grido di Monte sole - dice - mentre da qui deve partire un grande movimento unito per la pace. Chi oggi non c’è avrà occasione per esserci domani. Bisogna mobilitarsi nelle piazze, nelle scuole e nelle Università. A Bologna continueremo a farlo”.
C’è Yassine Lafram, presidente dell’Unione comunità islamiche italiane: “Voi che siete qui - dice al microfono - riappropriatevi della vostra umanità. Siate ambasciatori di pace, di diritto internazionale, di giustizia”. Ringrazia il sindaco di Bologna che aveva messo la bandiera palestinese su Palazzo d’Accursio, per poi toglierla dopo avere esposto anche quella di Israele in segno di riconciliazione con la comunità ebraica bolognese e lasciare sulla sede del Comune lo striscione che c’è tuttora: “Fermate il governo israeliano - Save Gaza”.
Non è stata l’unica manifestazione per la pace in Italia. Tra le altre per esempio quella di Buccinasco, a sudovest di Milano, promossa dal Comitato Ponti di Pace che riunisce a sua volta decine di associazioni e gruppi, da Caritas Ambrosiana a numerose realtà del Terzo settore.











