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di Michele Giorgio

Il Manifesto, 6 giugno 2025

Intervista all’avvocata Nadia Daqqa. “Ho visitato la sezione sotterranea di Nitzan: i prigionieri vivono in celle minuscole, non sanno quando è giorno o notte, né sanno nulla di quanto avviene all’esterno”. Le migliaia di palestinesi di Gaza e Cisgiordania arrestate dopo il 7 ottobre 2023 rappresentano uno dei capitoli più critici della reazione di Israele all’attacco di Hamas. Abusi, torture, gravi privazioni ai danni dei prigionieri, in particolare quelli provenienti da Gaza, sono solo alcune delle accuse più frequenti rivolte a Tel Aviv, che ha allestito veri e propri campi di prigionia. Fondamentali per la diffusione delle notizie su quanto avviene nelle carceri sono gli avvocati israeliani e palestinesi. Noi abbiamo incontrato a Gerusalemme l’avvocata Nadia Daqqa.

Israele afferma di avere un sistema carcerario conforme agli standard umanitari internazionali. Le critiche non sono mancate neppure negli anni passati, ma dopo il 7 ottobre sono fioccate le denunce. E si è appreso dell’esistenza di prigioni sotterranee...

Ho avuto modo di visitare una di queste strutture sotterranee. Circa due mesi fa sono stata a Nitzan, a Ramleh. Dovevo incontrare due prigionieri di Gaza e verificare le loro condizioni. Quando sono entrata, mi sono resa conto che i miei assistiti si trovavano sottoterra, e non in celle normali. Le guardie hanno aperto una porta: c’erano delle scale che scendevano e mi hanno detto di andare giù. Una volta arrivata, ho capito di trovarmi in una sezione sotterranea a tutti gli effetti, illuminata solo da luci artificiali e completamente isolata. Se ne era parlato nei mesi scorsi come del luogo in cui sono rinchiusi i prigionieri della Nukhba (una brigata dell’ala armata di Hamas accusata da Israele di aver compiuto l’attacco del 7 ottobre 2023, ndr). Poi hanno portato i due palestinesi per il colloquio.

Erano in detenzione amministrativa, senza processo né accuse formali?

Uno è accusato di essere un “combattente illegale”, secondo una definizione usata nel sistema israeliano. Il secondo si trova in una sorta di detenzione amministrativa. È un giovane arrestato all’ospedale Kamal Adwan (nel nord di Gaza, ndr) alla fine di dicembre. Non esistono prove contro di lui, però resta in carcere. Entrambi sono detenuti in condizioni inadeguate e illegali, ma attualmente, in tutte le carceri israeliane, i detenuti palestinesi vivono in condizioni inaccettabili. Trascorrono tutto il tempo in celle minuscole, con telecamere che li sorvegliano 24 ore su 24. Non ricevono abbastanza cibo, un problema che riguarda tutti i detenuti palestinesi. Ho visto e conosco prigionieri che hanno perso molto peso, venti chili o più. I detenuti che ho incontrato a Nitzan hanno raccontato che durante l’inverno hanno avuto a disposizione solo la divisa marrone dei prigionieri di sicurezza, senza vestiti invernali. Le coperte, inoltre, erano disponibili solo di notte. Vengono costantemente controllati, anche durante la doccia. Questi due detenuti, e presumibilmente anche gli altri nella stessa sezione sotterranea, non sanno neppure quando è giorno o notte. Non sanno nulla di ciò che accade all’esterno, né dove siano stati portati. Mi sono apparsi molto disorientati.

È riuscita ad avere ulteriori informazioni su questa sezione sotterranea? Esistono altre strutture simili?

Per ora sappiamo con certezza dell’esistenza di questa sezione, già usata negli anni ‘80 e ‘90 e poi chiusa. Dal ministro della sicurezza (e leader dell’ultradestra, ndr) Itamar Ben Gvir abbiamo appreso che la sezione è tornata in uso dallo scorso anno. Abbiamo però molte informazioni sull’esistenza di altri centri di detenzione speciali, tra cui Sde Teiman, spesso citato nelle cronache per le condizioni dei prigionieri e le accuse di torture. La Corte suprema israeliana, per placare le proteste, aveva ordinato il trasferimento di una parte dei detenuti - un numero eccezionalmente alto dopo il 7 ottobre - e il miglioramento delle condizioni di quelli rimasti. Ma il miglioramento è rimasto sulla carta: nella realtà le cose sono rimaste come prima. Circolano voci su un campo militare di detenzione in costruzione nella zona di Wadi Ara. In ogni caso, anche nelle prigioni più conosciute e ufficiali - non speciali né segrete - come Ofer (nei pressi di Ramallah, ndr), i prigionieri sono sottoposti a umiliazioni, abusi e altro ancora. Spesso i detenuti provenienti da Gaza non sono stati informati di dove si trovassero.

Un caso noto è quello del dottor Hussam Abu Safiya, direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza arrestato a fine dicembre. Ha sue notizie aggiornate?

Non ho incontrato il dottor Abu Safiya. So che si trova nella prigione ufficiale di Ofer e non nel campo di detenzione allestito accanto ad essa. So anche che ha vissuto giorni molto difficili in carcere, non è stato nemmeno informato della morte della madre. Ho parlato con altri medici e paramedici arrestati negli ospedali Nasser (Khan Yunis), Shifa (Gaza City) e, appunto, Kamal Adwan. Tutti sono stati incarcerati a Keziot in condizioni disumane. I detenuti lì sono tenuti tutto il tempo in celle sovraffollate, con 10-15 persone, ed escono solo un’ora al giorno. Possono fare la doccia solo occasionalmente e l’accesso alle cure mediche è molto limitato. Alcuni detenuti mi hanno riferito di essere rimasti bendati per molti giorni. Tutto questo e molto altro non è frutto di decisioni isolate di qualche direttore o del comportamento di singole guardie. È una politica precisa, che va oltre le misure punitive ordinate da Ben Gvir. Ritengo che vi sia un consenso generale sull’uso di queste pratiche contro i prigionieri palestinesi. Anche noi avvocati subiamo restrizioni nell’esercizio del nostro lavoro. A 52 dei miei colleghi è stato vietato di tornare nelle carceri, spesso senza alcuna motivazione concreta.

Arresti di massa: 17mila in venti mesi

Secondo i dati della Società dei prigionieri palestinesi (Pps) le forze di occupazione israeliane hanno effettuato oltre 17mila arresti dal 7 ottobre 2023 solo in Cisgiordania. A questa cifra si aggiungono gli arresti a Gaza, stimati in migliaia. L’unico dato ufficiale disponibile proviene dal Servizio penitenziario israeliano, che classifica 1.846 detenuti di Gaza come combattenti illegali. Il numero totale di prigionieri politici palestinesi attualmente nelle carceri israeliane è di circa 10.100. Almeno 537 arresti hanno riguardato donne, alcune con cittadinanza israeliana, e minori, di cui 1.360 solo in Cisgiordania. Almeno 70 prigionieri sono morti in detenzione, 44 erano di Gaza.