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ansa.it, 20 gennaio 2025

Novanta in tutto, 69 donne e 21 minori sono i primi prigionieri palestinesi liberati da Israele a fronte del rilascio dei primi tre ostaggi rilasciati da Hamas allo scattare della tregua. Sono 90 i prigionieri palestinesi rilasciati oggi da Israele, 69 donne e 21 uomini di cui otto minori. Nessuno di loro ha condanne per omicidio. Una volta arrivati al carcere di Ofer, secondo quanto riferito dal Times of Israel, verranno identificati da rappresentanti della Croce rossa e aspetteranno qui il rilascio definitivo, a fronte della liberazione dei tre ostaggi israeliani. Il cinico conteggio dei rilasci prevede che 30 palestinesi siano liberati per ciascun civile israeliano e con un “peso” corrispondente. Ovvero, per il momento dal carcere israeliano escono detenuti “minori”, quindi non ergastolani e non nomi legati a ruoli apicali della dirigenza di Hamas.

C’è Khalida Jarrar, quasi un personaggio storico dell’attivismo palestinese: ha 62 anni ed è una componente di spicco del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, organizzazione attiva fin dagli anni 60, protagonista anche della Seconda Intifada e che da Israele, Stati Uniti e Ue è designata come organizzazione terroristica. Khalida Jarrar - attivista per la difesa dei diritti umani e che proprio sui diritti dei detenuti palestinesi ha guidato importanti battaglie - è stata deputata, eletta al parlamento palestinese nel 2006 e nell’ultimo decennio è stata a più riprese arrestata e rilasciata, sebbene mai condannata per coinvolgimento diretto nelle azioni militari del Fronte Popolare.

Nel 2007 le è stato vietato di viaggiare all’estero, divieto poi revocato nel 2010 per consentirle di ricevere cure mediche in Giordania. Nel 2015 la sentenza è stata di 15 mesi di detenzione per incitamento e appartenenza a un’organizzazione vietata e l’arresto più recente nel dicembre 2023, con gli ultimi sei mesi trascorsi in isolamento in una piccola cella, stando ad alcune indicazioni.

Dal suo ingresso in carcere oltre un anno fa non è stato consentito nemmeno al marito, Ghassan Jarrar, di farle visita in prigione, come lui stesso ha denunciato in una recente intervista. Un precedente legato ai suoi periodi in carcere riguarda la morte della figlia Suha, nel 2021, a Khalida fu negato un permesso su basi umanitarie per partecipare al funerale.