sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Andrea Molle

Italia Oggi, 27 novembre 2024

La (non) posizione dell’Italia rispetto al mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) nei confronti di Benjamin Netanyahu può non sorprendere, data la storica ambiguità del nostro paese e l’incapacità istituzionale di assumere una posizione netta e chiara nelle crisi internazionali. Ma il fatto che anche la Germania abbia fatto retromarcia sulla possibilità di arrestare il Primo Ministro Israeliano, dopo un formale iniziale assenso, è la riprova che il tanto decantato Diritto Internazionale, alla fine della favola, si piega sempre alle politiche realiste volte a preservare l’interesse nazionale. In questo caso il rischio di perdere il favore degli Stati Uniti.

L’American Service Members Protection Act (ASPA), promulgata nel 2002, protegge il personale militare statunitense dalla CPI. Esprime lo scetticismo degli Stati Uniti verso la CPI e simili organismi, criticati per esercitare giurisdizione sui cittadini americani senza il consenso del Congresso. L’ASPA vieta alle agenzie statunitensi di collaborare con la CPI in indagini, arresti o estradizioni e consente la sospensione dell’assistenza militare ai paesi membri della CPI, salvo accordi che garantiscano l’immunità dei cittadini americani (es. accordi ex articolo 98).

La clausola più controversa autorizza gli Stati Uniti a usare “tutti i mezzi necessari” per liberare personale detenuto dalla CPI. Pur simbolica, questa clausola dimostra la determinazione USA a contrastare la CPI, soprattutto in caso di procedimenti ritenuti politicamente motivati. Israele, come gli Stati Uniti, non ha aderito al Trattato di Roma. Ha criticato la CPI per presunti pregiudizi, in particolare verso Hamas. Gli Stati Uniti, che difendendo spesso Israele, potrebbero applicare i principi dell’ASPA in caso di arresto del Primo Ministro israeliano Netanyahu, recentemente destinatario di un mandato d’arresto della CPI.

Gli USA potrebbero agire diplomaticamente o imporre sanzioni economiche/militari contro il paese che eseguisse l’arresto. Accordi bilaterali più solidi potrebbero garantire protezione futura, sul modello degli accordi ex articolo 98. Se l’arresto fosse percepito come minaccia strategica, l’ASPA permetterebbe persino interventi militari. Ciò rifletterebbe il peso geopolitico delle decisioni della CPI, rischiando di minarne l’autorità e aumentando le tensioni internazionali. L’ASPA dimostra quindi come il confronto tra giustizia internazionale e sovranità statale possa influenzare profondamente le relazioni globali, ponendo questioni sulla legittimità e sugli interessi strategici delle grandi potenze e dei loro alleati.