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di Alessandro Colombo

La Stampa, 27 ottobre 2025

La giornalista Rula Jebreal: “Il piano Trump deve avere interlocutori palestinesi. In questo momento l’uomo giusto è Barghouti”. “Ogni volta che disumanizzi una nazione apri la porta al genocidio”. È anche sulle parole che si fanno le guerre. Le parole per descrivere e quelle per raccontare. Rula Jebreal, giornalista italo palestinese, le usa in entrambi i modi. Per descrivere le azioni compiute e narrare i fatti avvenuti. Lo fa nel libro Genocidio (ed. Piemme), cronaca di due anni di guerra spietata a Gaza e ricostruzione delle sue premesse. Il saggio sarà presentato questa mattina nella Sala della Lupa a Montecitorio.

Lei scrive che il genocidio. Inizia con le parole. Quali?

“Davanti al corte di giustizia internazionale ci sono oltre 500 dichiarazioni di ufficiali e politici israeliani che indicano un incitamento al genocidio. Tra queste quella del presidente di Israele Herzog: “Non ci sono innocenti a Gaza”; quella dell’ex ministro della difesa Gallant: “Sono animali umani”, oppure il ministro dell’Agricoltura Avi Dichter che ha dichiarato: “Stiamo ora lanciando la Nakba di Gaza”. Per non parlare di Smotrich e Ben Gvir. Tutte le volte che disumanizzi una nazione apri la porta al genocidio”.

Nel libro parla di tre grandi gruppi di vittime: bambini, medici e giornalisti. Perché ritiene che siano stati colpiti deliberatamente?

“Colpendo i bambini distruggi la prossima generazione e dunque il futuro dei palestinesi. Annienti qualsiasi speranza. Poi i medici. Chi cura la vita umana andava distrutto. Pensiamo ad Adnan Al-Bursh, primario dell’ospedale di Al-Shifa. È stato arrestato, torturato, e ucciso ad aprile 2024. Il suo corpo è in mano degli israeliani che non lo consegnano perché su quel corpo ci sono le prove delle torture. Si elimina chi cura la vita”.

E poi c’è chi racconta la vita, i giornalisti...

“Sono quelli che hanno documentato le prove dei crimini che sono stati commessi a Gaza. Perché Israele vieta ai giornalisti internazionali di entrare a Gaza? Se tu contesti l’accusa di genocidio allora li fai entrare. Diversamente hai paura della verità e questa è l’ammissione che stai commettendo un genocidio”.

Cosa può dire invece delle vittime del 7 ottobre?

“È un atto di terrorismo ogni volta che si colpiscono deliberatamente i civili. È chiaro che Hamas ha commesso crimini di guerra, ma la risposta ai crimini di guerra non può essere il genocidio. Una soluzione militare al conflitto non esiste. Le atrocità producono atrocità”.

Lei parla di uno Stato binazionale. Può davvero essere una soluzione?

“Può essere una federazione o binazionale. Credo in una soluzione politica e diplomatica che è l’unica alternativa a questa carneficina e all’isolamento di Israele. Una soluzione che deve essere però imposta con le sanzioni e un embargo delle armi”.

Ma la soluzione deve includere Hamas?

“Hamas non vuole più stare al potere. I palestinesi a Gaza e in Cisgiordania secondo me non li vogliono. Loro stessi riconoscono il dato politico. Questo però non significa escludere i palestinesi. Per questo la pace di Trump è miope perché per avere una pace duratura gli interlocutori devono essere palestinesi non solo la Lega araba, Tony Blair o Kushner. Non può apparire agli occhi dei palestinesi come un’ennesima forma di colonizzazione”.

E chi li dovrebbe rappresentare?

“Marwan Barghouti. Non a caso Trump spinge per la sua liberazione, così come il leader della comunità ebraica americana Ronald Lauder. Barghouti in questo momento è la figura che potrebbe guidare la transizione dal genocidio alla pace e alla sicurezza per tutti”.

Questo cessate il fuoco reggerà?

“No, perché Israele lo ha già violato più volte. Mentre diminuisce la violenza a Gaza, aumenta quella dei coloni in Cisgiordania difesi dai militari. E il parlamento israeliano ha approvato una legge per l’annessione illegale della Cisgiordania occupata. Davvero si illudono che possano avere tutta la Palestina senza i palestinesi. Questo picco di violenza osceno in Cisgiordania, dove non c’è Hamas, fa capire che Israele non è interessata alla pace ma vuole il dominio, l’occupazione permanente e l’annessione illegale”.

Cosa significa presentare questo libro nel parlamento italiano?

“È il momento giusto per presentare questo libro nei palazzi del potere. Solo il potere politico potrà cambiare le cose nella speranza che i leader italiani prendano le distanze dal punto di vista militare da questi crimini. Se tu collabori militarmente ti esponi all’accusa di complicità. A Gaza non muoiono solo i palestinesi. A Gaza sta morendo il diritto umanitario internazionale ma soprattutto le regole, le leggi e le convenzioni che sono state erette dopo la Seconda guerra mondiale per proteggere tutti noi, non solo i palestinesi”.