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di Luca Monticelli

La Stampa, 14 settembre 2024

Nell’ultima opera della scrittrice gli echi della guerra: “La riconciliazione è un sogno, ormai la coltivo solo nei libri”. “Sono una lottatrice per la pace. Per tutta la mia vita ho tentato di riconciliare le persone, sono tornata dai campi di concentramento senza sentimenti di odio e vendetta. Oggi però non credo più alla pace in Medio Oriente, la convivenza tra israeliani e palestinesi è un sogno impossibile”. La voce combattiva da intellettuale impegnata di Edith Bruck si affievolisce quando parla della guerra. Scrittrice, sopravvissuta ai lager nazisti, Edith Bruck è nata in un piccolo villaggio di contadini in Ungheria nel 1931. All’età di 13 anni viene strappata dalla sua casa e deportata in un ghetto al confine con la Slovacchia con il padre, la madre e altri familiari. Da lì ad Auschwitz e poi a Dachau e a Bergen Belsen fino al 15 aprile del ‘45, quando il campo di sterminio è liberato dall’esercito britannico. Finita la guerra raggiunge la sorella a Budapest e comincia il suo lungo viaggio: prima nell’allora Palestina, poi di nuovo in Europa, ad Atene, a Zurigo, a Napoli e a Roma, dove vive dal 1954.

Il sogno di pace tra ebrei e palestinesi lo coltiva nei libri, “nel mini mondo di una famiglia”. Il sogno rapito è il suo ultimo libro, un romanzo che racconta di Sara, una donna ebrea sposata con Matteo, uomo cattolico che la tradisce facendo una figlia con una ragazza palestinese di nome Layla. Sara però, cresciuta da una madre sopravvissuta alla Shoah, vuole che questa bambina nasca senza odi, nella religione dell’amore universale, una speranza che viene frustrata dagli echi di guerra in Medio Oriente.

Perché è tornata al romanzo?

“Questa è una storia scritta più di dieci anni fa, ha fatto bene La nave di Teseo a ripubblicarla perché purtroppo è sempre attuale. Solo io invecchio, i libri non invecchiano, è un romanzo che avrei potuto scrivere ieri o anche domani. Non c’è alcuna differenza tra dieci anni fa e oggi, la situazione in Medio Oriente è la stessa, nulla è cambiato, una via d’uscita non c’è”.

Non crede più alla pace tra israeliani e palestinesi?

“È impossibile, resta un sogno, anzi un sogno rapito come scrivo nel libro perché la pace non si crea neanche all’interno di un microcosmo familiare. Io sogno sempre una convivenza pacifica, lo faccio da sessant’anni con la mia testimonianza. Però non c’è speranza, questo mondo gioca con le armi, è una cosa pazzesca e desolante che va avanti senza fine”.

Sara, la protagonista del romanzo, è una donna ebrea pacifista figlia di una sopravvissuta alla Shoah. C’è qualcosa di autobiografico in entrambe queste figure?

“La madre di Sara cresce la figlia senza instillare in lei alcuna goccia di odio, come me che non odio nessuno al mondo e non ammazzerei nemmeno una mosca. Ma non è un libro autobiografico, assolutamente. La figlia porta il peso della madre e ripudia la vendetta, che è la cosa peggiore”.

La rivalità di Sara e Layla per lo stesso uomo rappresenta la contesa per la terra in Medio Oriente?

“Non è così, volevo mettere insieme le tre religioni come faccio spesso nei miei libri. È una storia che cerca di “riparare” in qualche maniera questo mini mondo familiare”.

Lei è religiosa?

“No, il mio credo è la pace e il rispetto fra gli umani. Sono tornata dai campi di concentramento senza l’odio verso alcun essere umano. Sono libera dall’odio, questa è la cosa più importante per me”.

Però si sente di appartenere al popolo ebraico.

“Certamente, sarà per sempre così, ma questo non vuol dire che debbo andare in sinagoga a pregare. Sono religiosa a modo mio, con il mio lavoro, con quello che scrivo. La religione non è solo pregare. Se osserviamo la storia, nel mondo sono state uccise milioni di persone nel nome di Dio, questa non è religione, è una bestemmia”.

Papa Francesco l’ha sentito ultimamente?

“Mi ha chiamato prima dell’estate per il mio compleanno, è stato molto carino, spero di rivederlo presto. Lui si spende tanto per la pace, ma il mondo non lo ascolta”.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è in prima fila per sostenere la pace e la convivenza tra i popoli.

“Mattarella è la persona più giusta che abbiamo in Italia, gli sono molto legata, come presidente e come uomo”.

E nonostante l’esempio di Papa Francesco e del presidente Mattarella perché dice che non crede alla pace tra Israele e Palestina?

“Il problema è la terra. Hamas vuole distruggere Israele, che deve lottare per sopravvivere. L’unica soluzione sono i due Stati, ma siamo sempre fermi al punto di partenza. Dopo il 7 ottobre si è innescato un circolo vizioso di odio e vendetta. Non è vero che il popolo israeliano non protesta, stanno scendendo in piazza continuamente contro Netanyahu, ma lui non molla il potere né fa una politica diversa”.

La senatrice Segre ha detto che ormai non ci si vergogna più dell’antisemitismo. Ci sono ambiguità sia a destra sia a sinistra?

“L’antisemitismo non finirà, mai sarà sradicato, è una cosa tragica. Adesso è scoppiato un antisemitismo enorme a sinistra, tutti improvvisamene hanno scoperto i palestinesi. La realtà è che l’Europa ha rimosso quello che ha fatto agli ebrei, tranne la Germania gli altri Paesi non hanno fatto i conti con il passato”.