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di Maria Novella De Luca

La Repubblica, 25 novembre 2023

“Ma come è possibile, mi chiedo, che in Europa, negli Stati Uniti, in Italia, il MeToo taccia?”. “Il silenzio del femminismo sugli stupri del 7 ottobre è grave, colpevole, un vero cortocircuito nell’agenda delle donne. Noi, in quanto femministe, dobbiamo essere solidali con tutte le vittime di abusi sessuali. Ovunque ci sia una violenza, dentro e fuori i conflitti, non si può essere di parte di fronte a una donna che subisce violenza di genere. Parlare delle atroci violenze sessuali compiute dai miliziani di Hamas su tutte quelle donne, ragazze, bambine, non ci fa mica dimenticare i bambini che muoiono a Gaza”.

Raffaella Rumiati è filosofa e neuropsicologa, insegna alla “Scuola superiore di studi avanzati” di Trieste e all’università di Tor Vergata Roma. Fa parte del gruppo di accademici che si erano opposti al boicottaggio degli atenei israeliano, promuovendo un contro appello, perché, dice: “Il mondo della cultura deve creare ponti, non erigere muri”.

Professoressa Rumiati, lei è stata una delle prime in Italia a denunciare il silenzio del femminismo sugli stupri di Hamas durante il massacro del 7 ottobre. Perché questo oblio?

“Perché gli orrori subiti dalle donne israeliane per mano dei miliziani di Hamas sono stati divorati dalla logica del conflitto, come se denunciare quelle violenze potesse mettere in ombra quanto stava succedendo a Gaza. Ma il femminismo dovrebbe sostenere tutte le vittime di stupro, senza differenze, in qualunque conflitto. È la nostra “differenza”. Evidentemente, questa volta, con il suo agghiacciante silenzio, anche un movimento come il “MeToo” ha ritenuto di serie B gli stupri subiti dalle donne, ragazze e bambine israeliane”.

Le femministe francesi però hanno lanciato un appello, invece, perché i fatti del 7 ottobre venissero definiti un “femminicidio di massa”...

“Sì, ma sono state a lungo l’unica voce che chiedeva giustizia. E le organizzazioni Onu contro la violenza di genere? E le donne italiane? Per fortuna c’è stato l’intervento della vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno. È come si ci fosse una distorsione nel conferire la nostra compassione: alcune donne stuprate sono vittime, altre meno. Ma questo è un colpo ferale al femminismo, alla sorellanza, ai diritti delle donne”.

Tamar Herzig, storica dell’università di Tel Aviv, sottolinea che nel conflitto israelo-palestinese non esisteva lo stupro come crimine di guerra. O era comunque raro...

“Hamas ha cambiato lo scenario, quelle violenze erano pianificate, erano appunto strumenti di guerra. Ancor di più la nostra voce di femministe dovrebbe essere forte. Non solo. Tutto questo silenzio è frutto anche della mentalità per cui alle vittime di stupro non si crede, si chiede sempre a chi è stata abusata di fornire prove di ciò che ha subito. Ma il punto cardine del femminismo è invece che noi alle donne crediamo. Questa volta contro gli stupri di Hamas la condanna del movimento delle donne è stata flebile o non c’è stata. Adesso non possiamo più tacere”.