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di Alessia Candito

La Repubblica, 1 settembre 2025

È salpata da Barcellona e Genova la nuova sfida al blocco navale della Striscia. Lo Stato ebraico avverte che non farà sconti a nessuno. “Non esiste un piano B, se non tornare con una flotta ancora più grande”. Sul Moll de la Fusta di Barcellona, pieno di gente e bandiere palestinesi per salutare la partenza delle prime barche della Global Sumud Flotilla, la flotta civile che punta a Gaza per portare aiuti e aprire un canale umanitario permanente, prima di imbarcarsi Greta Thunberg non mostra tentennamenti. “Abbiamo il privilegio di vivere in un pezzo di mondo libero e il dovere - sottolinea - di fare qualcosa contro il genocidio in corso e le complicità che lo permettono”. Ne sono convinti tutti gli equipaggi partiti ieri da Genova e Barcellona verso la Striscia. Ma da Israele sono già arrivati gli avvertimenti.

“Saranno arrestati come terroristi, detenuti nelle carceri di massima sicurezza Ketziot e Damon e le imbarcazioni confiscate e messe a disposizione della Marina israeliana”. La voce è quella del ministro Ben Gvir, espressione della destra messianica israeliana, ma tramite lui parla tutto il governo. La linea è stata decisa ieri nel corso di una riunione ristretta fra il premier Netanyahu, i ministri Israel Katz, Itamar Ben-Gvir e Gideon Sa’ar e i vertici degli apparati di sicurezza. E la scelta è caduta sulla linea dura. Le barche non solo saranno intercettate in acque internazionali, come successo nei mesi scorsi alla Madleen e alla Handala, o magari sabotate, come la Conscience, colpita a maggio da due droni al largo di Malta. “L’avvicinamento - è filtrato dopo l’incontro - sarà impedito a tutti i costi”. È la stessa strategia che nel 2010 si è trasformata in un massacro: sul ponte Mavi Marmara sono rimasti dieci morti e decine di feriti.

“Loro hanno il loro odio, le loro armi, la loro violenza, noi il diritto internazionale e la solidarietà globale”, ribatte da Barcellona Saif Abukeshek del comitato organizzativo. E poi - si ragiona fra chi è salito a bordo e chi si appresta a farlo - ci sono i numeri, che potrebbero giocare un ruolo e mettere in difficoltà Israele. Le quattordici barche partite ieri da Barcellona e Genova sono solo una parte della Global Sumud Flotilla. Il 4 settembre, altre 40 navi prenderanno il largo da Catania, Siracusa e dalla Tunisia, nei giorni successivi, ulteriori imbarcazioni salperanno dalla Grecia. Tutte piccole, per lo più a vela. “Nessuno deve poterci considerare o raccontare come minaccia”, sottolinea la portavoce italiana Maria Elena Delia. In tutto, a bordo dovrebbero esserci settecento persone o più, provenienti da 44 Paesi diversi, incluso dal Sud Est Asiatico, che con Nusantara - il comitato che mette insieme dieci Paesi dell’area - ha contribuito alla Flotilla con fondi, navi, equipaggi.

Eterogenee per nazionalità dei volontari a bordo e bandiera sul pennone, “tutte diverse - spiegano gli organizzatori - per evitare che vengano revocate alla partenza, come in passato”, dopo un rendez-vous nel Mediterraneo, le barche si muoveranno insieme verso la Striscia. “L’obiettivo è quello di mettere i governi davanti all’evidenza ed alla gravità delle loro mancanze”, attacca l’eurodeputata di Avs, Benedetta Scuderi che nei prossimi giorni salperà verso Gaza. “Il diritto internazionale è dalla nostra parte”, le fa eco la parlamentare portoghese Maria Mortagua, anche lei a bordo insieme all’ex sindaca di Barcellona Ada Colau. Il viaggio sarà lungo, ci vorranno due settimane per arrivare a largo di Gaza. Sempre che Israele lo permetta. Ma a terra, in tutta Europa, la mobilitazione continua e i “camalli” di Genova lo hanno promesso: “se per soltanto venti minuti perdiamo il contatto con le nostre barche, con le nostre compagne e i nostri compagni - ha detto Riccardo Rudino - blocchiamo tutto, da qui non esce più neanche un chiodo”.