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di Lorenzo Cremonesi

Corriere della Sera, 20 luglio 2025

Il Vaticano: errore l’attacco alla Chiesa? Legittimo pensare che non lo sia. Appello di Mattarella. E se il proiettile sparato dal carro armato israeliano contro la chiesa cattolica di Gaza due giorni fa non fosse un errore? Il quesito lo solleva direttamente il segretario di Stato vaticano Pietro Parolin parlando al Tg2 Post. Legittimo “dubitare” che il raid alla sacra Famiglia non sia stato voluto, come invece si giustifica Israele. Ed è un dubbio più che lecito, specie se si tiene conto delle forze estremiste messianiche che compongono oggi il governo Netanyahu e il contesto delle dinamiche terrificanti dei massacri di civili palestinesi che da 21 mesi insanguinano Gaza.

E la strage continua: ieri ancora un centinaio di morti nella Striscia. Parolin spiega che la Santa Sede considera “positiva” la telefonata dal premier Netanyahu a papa Leone: dunque ci si aspetta una spiegazione più chiara per “capire cosa effettivamente sia successo”, dato che sono morte 3 persone e 10 sono rimaste ferite tra i 550 sfollati nella chiesa, e oltretutto non è la prima volta che gli israeliani le sparano contro. Ma Parolin insiste, perché occorre vedere “se è stato veramente un errore, cosa di cui si può legittimamente dubitare, o se c’è stata una volontà di colpire direttamente una chiesa cristiana, sapendo quanto i cristiani sono un elemento di moderazione proprio all’interno del quadro del Medio Oriente e anche nei rapporti tra palestinesi ed ebrei”.

Le unità dell’esercito legate ai coloni estremisti - Già venerdì mattina, arrivando in visita a Gaza, il cardinale Pizzaballa aveva sottolineato che gran parte dei palestinesi cristiani e ancor più di quelli musulmani non crede affatto alla tesi dell’errore. Ieri a Gerusalemme abbiamo raccolto nuove testimonianze in questo senso. La stessa stampa israeliana da tempo racconta di unità dell’esercito legate ai circoli dei coloni e dell’estrema destra che agiscono in modo autonomo e criminale nei confronti dei palestinesi delle regioni occupate sia di Gaza che della Cisgiordania, anche contravvenendo agli ordini superiori. E i loro crimini restano quasi sempre impuniti. Centinaia i casi di palestinesi assassinati senza che i responsabili, coloni o soldati regolari, siano mai stati processati e condannati. Anche il presidente Sergio Mattarella ieri ha puntato il dito contro le stragi di civili sia in Ucraina che a Gaza, in violazione del diritto internazionale e della Convenzione di Ginevra.

Protesta persino l’ambasciatore Usa - Il tema è così pressante e le conseguenze delle operazioni militari lanciate da Israele, in risposta all’attacco condotto da Hamas il 7 ottobre 2023, tanto gravi che ieri persino l’ambasciatore Usa Mike Huckabee ha definito “terroristiche” le azioni condotte dai coloni ebrei contro Taybeh, unico villaggio completamente cristiano della Cisgiordania. Huckabee è noto per il suo acceso sostegno ai coloni estremisti, ma pochi giorni fa ha condannato l’assassinio da parte di “terroristi” ebrei di un ventenne palestinese con cittadinanza americana in Cisgiordania, e ieri ha voluto recarsi a Taybeh, vedere le zone degli incendi e dei vandalismi vicino alla chiesa locale, che lo stesso Pizzaballa aveva visitato una settimana fa assieme al patriarca greco ortodosso.

In coda per gli aiuti - Ma su tutto questo dominano con una cappa di sangue e orrore i racconti delle uccisioni di massa quotidiane a Gaza. Ieri circa 100 i morti. Almeno 32 civili, Al Jazeera parla di 38, hanno perso la vita all’alba mentre attendevano in coda di fronte al centro di distribuzione del cibo di Khan Younis. I responsabili Usa della controversa Gaza Humanitarian Foundation negano ogni responsabilità e mettono in guardia dall’”avvicinarsi di notte”. Altre 12 persone sono morte sotto un bombardamento vicino all’ospedale al Awda. Parecchie vittime si contano nel nord, non lontano dalla Sacra Famiglia, dove è in corso una vasta operazione di distruzione di tutti gli edifici.