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di Marianna Romeo

tg.la7.it, 21 gennaio 2025

Il video del suo rilascio fa il giro del mondo. Tra i 90 detenuti liberati il 19 gennaio nel primo scambio tra Israele e Hamas figura anche Khalida Jarrar. Attivista per i diritti umani, accademica presso la prestigiosa Università di Birzeit a Ramallah e deputata del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) nelle elezioni del 2006, Jarrar è una figura di spicco in Palestina. Hamas ha incluso il suo nome nella lista dei prigionieri da liberare, insieme a quelli di altri detenuti non appartenenti al movimento islamista. Il PFLP, infatti, rappresenta una delle fazioni più a sinistra e laiche della politica palestinese.

Il video della liberazione - Le immagini e i video della liberazione di Jarrar, avvenuta all’una di notte ora italiana alla periferia di Ramallah, hanno suscitato grande emozione. È difficile riconoscere nella donna fragile e sofferente, sostenuta dalla sorella mentre attraversa la folla in attesa, la figura forte e curata che rappresentava Khalida Jarrar prima della sua ultima detenzione. Tra i liberati vi erano anche donne e minori, molti dei quali trattenuti in detenzione preventiva nelle carceri israeliane.

Chi è Khalida Jarrar - Khalida Jarrar, 61 anni, è la prigioniera palestinese di più alto profilo ad essere stata rilasciata nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco siglato domenica. Nota attivista e membro del Consiglio legislativo palestinese per il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), Jarrar ha trascorso oltre sei anni in carcere negli ultimi dieci anni, suddivisi in cinque diverse detenzioni, molte delle quali in regime di detenzione amministrativa senza alcuna accusa formale. Negli ultimi sei mesi, Jarrar è stata sottoposta a isolamento in una cella di appena 2 metri per 1,5. Era stata nuovamente arrestata nel dicembre 2023 con l’accusa di “sostegno al terrorismo” secondo il governo israeliano, ma è stata trattenuta in detenzione amministrativa senza processo. L’utilizzo di questa accusa da parte di Israele è stato criticato a livello internazionale per la sua vaghezza e l’ampia applicazione, che spesso include azioni non tradizionalmente considerate terrorismo, come post critici sui social media, partecipazione a proteste pacifiche o presunte affiliazioni con gruppi politici palestinesi. Al momento del suo arresto, Jarrar stava conducendo ricerche sull’esperienza delle prigioniere presso il Muwatin Institute for Democracy and Human Rights dell’Università di Birzeit. Secondo il suo avvocato, le condizioni di detenzione erano disumane: confinata in una cella soffocante di 2,5 per 1,5 metri, dotata solo di una panca di cemento e un bagno fatiscente. L’aria era così scarsa che Jarrar era costretta a sdraiarsi sul pavimento per poter respirare meglio attraverso una fessura tra la porta e il pavimento.

Il carcere di Neve Tirza - La prigione femminile di Neve Tirza, situata a Ramla, dove Jarrar è stata detenuta, è stata oggetto di numerose inchieste condotte da Ha’aretz, che ne hanno denunciato il sovraffollamento, l’uso eccessivo dell’isolamento e le celle anguste che garantiscono a ciascuna prigioniera solo 2 metri di spazio personale.