di Nello Del Gatto
La Stampa, 28 luglio 2024
Colpito campo da calcio in un villaggio druso del Golan. È strage, ancora strage, stavolta di ragazzini innocenti che giocavano in un campo da calcio. Sono morti in 11, in un villaggio nel Nord di Israele, avevano tra i 10 e i 20 anni. E poi, 30 palestinesi uccisi in un raid al centro di Gaza. Alla vigilia del vertice per una tregua, che si terrà oggi a Roma, da entrambe le parti il sangue mette a rischio qualunque trattativa, e minaccia escalation, mentre si piangono decine di vittime. La giornata di ieri è iniziata con un raid israeliano, che ha colpito una scuola di Deir el Balah, nel centro di Gaza. In serata, un razzo, che Israele dice essere stato lanciato da Hezbollah dal Libano, ha colpito un campo di calcio in una città drusa del Nord del paese ebraico, uccidendo soprattutto minori. “Il peggiore attacco dal 7 ottobre”, dicono a Gerusalemme. Il tutto, in attesa che a Roma riprendano i colloqui per tregua e liberazione ostaggi dal quartetto Usa-Israele-Qatar-Egitto, con non poche difficoltà per il raggiungimento di un’intesa.
Erano circa le 18 (ora locale) quando un missile ha colpito un campo di calcio della città di Majdal Shams, che si trova nelle alture del Golan, mentre dei ragazzini giocavano una partita. Qui vive una comunità drusa che non ha mai accettato la cittadinanza israeliana, da quando la zona fu annessa nel 1981, dopo essere stata conquistata nel 1967. Ma i loro rapporti con Israele sono molto positivi, hanno libertà di movimento anche se non votano. Diversi quelli che sono nell’esercito, anche se non di questa città. È la comunità drusa più importante e settentrionale, sotto il monte Hermon, molto vicina ai parenti drusi in Siria. Poco dopo l’attacco, Hezbollah in un comunicato ha rivendicato un attacco contro una base militare che non è molto distante dalla città.
Ma non ha mai rivendicato l’attacco al campo da calcio, anzi in un comunicato ha smentito di aver attaccato Majdal Shams. Fonti non israeliane parlano di un razzo del sistema antimissilistico Iron Dome che ha fallito l’obiettivo e ha provocato le vittime. Circostanza non confermata dall’esercito che, dopo riunioni sulla situazione, ha confermato la responsabilità di Hezbollah.
Le 11 vittime, in ogni caso, avevano tra 10 e 20 anni. I feriti sono trenta. Ma si teme che il bilancio delle vittime possa aumentare. Dalle prime testimonianze risulta che le sirene d’allarme si siano attivate ma il tempo di preavviso, in una località così vicina al confine, è irrisorio. Un’indagine dell’esercito dovrà chiarire perché il razzo non è stato intercettato. E si aspetta ora la risposta di Israele.
La comunità drusa, che non ha rapporti idilliaci con Hezbollah, si è detta scioccata. Dolore espresso sia dai drusi in Israele che in Siria, che in passato più volte hanno respinto i ribelli sciiti libanesi intenzionati a sferrare dai loro territori attacchi nel Nord di Israele che avrebbero potuto colpire i familiari dall’altro lato del confine.
Sul fronte di Gaza, invece, l’obiettivo è stato ancora un compound scolastico: Khadija, che come molte strutture simili nella Striscia, da diverso tempo era divenuto rifugio di sfollati. Sulla scuola sono stati lanciati da Israele almeno tre ordigni, uno dei quali, secondo fonti palestinesi, era riempito con pezzi metallici per massimizzare le vittime e i feriti. Trenta morti e un centinaio i feriti. Tra le vittime, denuncia il ministero della Salute di Gaza, 15 minori e 8 donne. Scene di caos al vicino ospedale Al Quds, dove sono stati portati i feriti. Alcuni testimoni parlano di almeno due minori decapitati. Ma le informazioni diffuse dai palestinesi vengono contestate dall’esercito.
Per i militari, la struttura scolastica ospitava una sala di comando di Hamas utilizzata dal gruppo per pianificare ed eseguire attacchi contro le truppe a Gaza e contro Israele. Inoltre, l’esercito, in una dichiarazione, ha affermato che il sito è stato utilizzato per sviluppare e immagazzinare armi. Intere famiglie sono state sfollate una quindicina di volte. Ora l’area umanitaria parte da Al Mawasi fino a Deir El Balah, tenendo fuori gran parte di Khan Younis, dopo che l’esercito ha riscritto i confini di queste zone, a seguito di nuove operazioni belliche nella città. Riscrittura per la quale più dell’80% del territorio della Striscia è considerato off limits per i civili.
Proprio il passaggio dei gazawi da Sud a Nord, è uno degli ostacoli al raggiungimento della tregua e sarà sul tavolo a Roma. Netanyahu insiste di voler mettere su un sistema di controllo per ogni persona, per evitare che tra i rifugiati si nascondano uomini armati. Oltre a questo, il premier insiste su un sistema di controllo del corridoio Philadelphi, il confine tra Egitto e Gaza da dove, secondo Israele, entrano armi e contrabbando verso la Striscia. Hamas ha già respinto queste richieste, volendo tornare alla proposta presentata due mesi fa dal presidente Biden. Accordo la cui approvazione è stata spinta da imponenti manifestazioni ieri sera in tutto il paese e oggi all’aeroporto di Ben Gurion dove atterrerà Netanyahu di ritorno dagli Usa.










