di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 13 dicembre 2024
La Ue non ha preso una posizione comune, ma la direzione dell’Alto Rappresentante sembra quella di favorire i rimpatri. All’inizio del mandato di Kaja Kallas, Alto rappresentante Ue per la politica estera che ha preso servizio questo dicembre, è piombata la caduta di Assad con la nuova fase politica in Siria, ancora tutta da decifrare. Un problema tra gli altri sembra preoccupare l’Europa: quello dei profughi siriani. Se la “ministra degli Esteri” di Bruxelles si mostra sicura verso il fronte ucraino, rispetto al quale ha maturato esperienza già come premier estone, molto meno risolute sembrano le sue mosse sul versante mediorientale. Ma le prime dichiarazioni di Kallas indicano l’auspicio di un governo stabile a Damasco, in modo da liberarsi il prima possibile dei profughi dalla Siria.
Alla spicciolata, le capitali europee hanno messo in chiaro l’opzione del ritorno dei rifugiati nella loro terra, dilaniata da tredici anni di guerra civile. Poche ore dopo la caduta del regime, il ministro degli interni austriaco Karner diceva di avere in preparazione un “programma di deportazione ordinata” verso la Siria dei circa centomila siriani a cui Vienna ha dato ospitalità. A nome dell’opposizione tedesca, l’ex ministro Cdu Jens Spahn ha proposto di pagare mille euro i siriani che volessero rimpatriare. Quelli che la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva accolto dal 2015 e che oggi, secondo stime ufficiali, sono oltre 700mila: più che in Svezia (87mila), Paesi Bassi (65.600) e Grecia (51mila). L’Italia ha dato protezione complessivamente a soli 4.850 richiedenti asilo. Così, mentre Hts, l’organizzazione jihadista salita al potere a Damasco, rimane sulla lista delle organizzazioni terroristiche, Austria e Germania insieme a paesi scandinavi, Belgio, Grecia, Paesi bassi, Italia e Regno unito hanno deciso la sospensione delle domande di protezione internazionale.
Tutti in ordine sparso e Kallas ha lasciato fare. “Non entro nel merito delle procedure d’asilo”, ha dichiarato la più alta diplomatica europea in un’intervista a un network di media, “ma l’auspicio è che se non ci sono più le condizioni che avevano portato alla concessione dell’asilo, potremmo alleggerire il carico che grava sull’Europa”. La promessa ottimistica non è condivisa da Marc Botenga, eurodeputato Left. “I bombardamenti turchi e americani stanno distruggendo il paese, tra i ribelli ci sono moltissime divergenze”, sottolinea raggiunto dal manifesto. “Quindi non penso si possa dire con chiarezza in che direzione andrà il paese”.
Dell’indirizzo da seguire si parlerà lunedì prossimo con il primo Consiglio dei ministri del esteri Ue, in vista poi del summit dei leader dei Ventisette previsto a Bruxelles il 19 dicembre. Chi ha già stabilizzato il governo di Damasco è il commissario austriaco agli Affari interni Magnus Brunner: subito dopo il Consiglio affari interni ha annunciato che le nuove norme Ue in materia di rimpatri arriveranno nel primo trimestre del 2025. E per restare in tema, da Bruxelles, dove ha partecipato alla riunione dei ministri degli interni, Piantedosi sollecita l’Ue ad anticipare la definizione di “paesi terzi sicuri”. Quando lo farà, il tema Siria sarà certamente in agenda.









