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di Francesco Semprini

La Stampa, 29 novembre 2023

Della parte Nord della Striscia non rimangono che macerie e gli aiuti umanitari non riescono a raggiungere i civili rimasti. La Croce Rossa: “Distruzione totale. Manca ormai tutto, i palestinesi dormono nelle case diroccate”. Quando chiediamo a Suor Nabila Saleh di descriverci la situazione a Gaza lei risponde inviando una decina di foto, ritratti di macerie, distruzione, desolazione. Suggeriscono che si sia oltrepassato il punto di non ritorno. Suor Nabila è di origine egiziana e vive le sue giornate nella parrocchia della Santa Famiglia, Gaza City, a Nord di Zeitun, con tutta la comunità cristiana rimasta. La comunicazione è complicata, su WhatsApp parlare è impossibile, arrivano solo mezze frasi scritte, che da sole descrivono impietose quel girone infernale. “La situazione è molto difficile, è tutto distrutto, non è rimasto nulla, vivere è un’impresa, per ora gli aiuti non arrivano da noi, c’è un solo supermercato con un po’ di generi di sussistenza”, ci dice. Poi più nulla, il calar del sole spazza via anche l’ultimo filo di connessione.

Lo scenario descritto nelle foto di Suor Nabila Saleh è lo stesso che si intravede dalla collinetta di Sderot, in territorio israeliano, distante in linea d’aria 1,3 chilometri dalla Striscia. Distruzione a perdita d’occhio, arginata dalle onde del Mar Mediterraneo. “Stiamo assistendo a una tragedia umana insopportabile. Nonostante il silenzio bellico, per la prima volta da settimane, i bisogni umanitari permangono - spiega a La Stampa il Comitato Internazionale della Croce Rossa -. Alle persone mancano i beni di prima necessità, il minimo indispensabile per sopravvivere. Gli aiuti distribuiti non sono sufficienti per rispondere alle esigenze di centinaia di migliaia di persone che hanno un disperato bisogno di assistenza. Il clima sta diventando più freddo e la gente vive in tende senza letti, senza cuscini, senza coperte. Molti non hanno una casa, sono stati separati dai membri della famiglia. Le nostre équipe chirurgiche segnalano afflussi di persone - organizzati o spontanei - che necessitano di cure mediche urgenti, ma non ci sono né le forniture né il personale in grado di rispondere a queste emergenze. Cibo e acqua sono molto scarsi, si pensa solo a sopravvivere, non c’è capacità di guardare al futuro”. Oltre a questo, secondo Hamas, più di 14.800 palestinesi, la maggior parte donne e bambini, sono stati uccisi nel corso dell’offensiva israeliana a Gaza. Il numero - spiegano alcuni osservatori internazionali - oltre a dover trovare riscontri oggettivi, non distingue tra civili e combattenti. Sono state invece 1.200 le vittime degli attacchi terroristici del 7 ottobre.

Al di là di ciò, il seppur traballante cessate il fuoco tra Israele e Hamas ha permesso ad un’ondata di aiuti di raggiungere la Striscia, 200 camion al giorno, anche se per le organizzazioni umanitarie i convogli non sono nemmeno lontanamente sufficienti per rispondere ai bisogni dei due milioni di persone presenti ancora a Gaza. I convogli includono consegne di carburante ai generatori di energia nelle strutture, compresi gli ospedali. La Striscia non ha avuto una fornitura regolare di luce da quando la sua unica centrale elettrica è stata spenta l’11 ottobre. Secondo il Wall Street Journal, il numero di camion è ancora inferiore alla metà della media giornaliera che entrava prima della guerra. Così gli abitanti bruciano porte, mobilio e mucchi di spazzatura per cucinare, dormono stipati nelle aule scolastiche e nelle case di sconosciuti, prendono d’assalto i camion che portano aiuti dall’Egitto in una disperata ricerca di provviste. La tregua ha quanto meno dato la possibilità di seppellire i morti. Nel frattempo, 1,7 milioni di persone sono sfollate, la maggior parte stipate nella porzione meridionale della Striscia, falciata a metà dall’artiglieria israeliana.

Tra i problemi che aggravano la crisi c’è il blocco dell’economia e l’aumento dei prezzi: la stagflazione bellica. La situazione nel Nord, compresa Gaza City, è particolarmente disperata. “I membri della nostra squadra si sono recati nell’area settentrionale qualche giorno fa e riferiscono che il livello di distruzione è indescrivibile. Ci sono persone che vivono ancora lì, ma non sappiamo come riescano a farlo: sono rintanate dentro e attorno alle macerie e agli edifici distrutti - prosegue la Cri -. Il Sud ora ospita centinaia di migliaia di persone in un’area non predisposta a questo. La gente dorme dove può”.

Secondo le Nazioni Unite si stima che decine di migliaia di persone, se non centinaia di migliaia, siano rimaste al Nord, molte per stare vicino a parenti malati, feriti o anziani che non potevano muoversi. Altri per paura di non poter tornare nelle loro case. Secondo la Cri, ieri le forze israeliane avrebbero impedito a camion cisterna carichi di carburante di entrare dal valico settentrionale. Mentre nel Sud, cibo e altri beni di prima necessità sono più facilmente disponibili, ma un numero crescente di palestinesi afferma di non potersi permettere l’impennata dei prezzi di farina, verdure, acqua potabile per ottenere i quali a volte restano in fila durante la notte, per non parlare delle attese per accaparrarsi una bombola di gas. “Abbiamo ribadito la necessità di garantire una fornitura continua di aiuti alla Striscia.

Le sfide che le persone devono affrontare sono travolgenti, fisicamente, psicologicamente, emotivamente, i bisogni continuano ad aumentare - prosegue la Cri -. Sono necessari articoli di prima necessità come spazzolini da denti e pannolini per bambini, insieme ad articoli più specifici come kit per ferite d’arma e strumenti chirurgici. E ancora cibo e acqua, compresse di cloro per la depurazione dell’acqua, articoli monouso come guanti, garze e acqua salina, sacchi per cadaveri, macchinari pesanti per poter scavare tra le macerie. I bisogni continuano all’infinito e abbracciano ogni aspetto della vita”. Serve il minimo per sopravvivere, perché il futuro è un lusso a cui gli abitanti di Gaza non possono permettersi di pensare: “Stiamo andando verso l’ignoto”. Il punto di non ritorno, forse, è stato davvero superato.